<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?>
<!-- generator="FeedCreator 1.7.2-ppt (info@mypapit.net)" -->
<rss version="2.0">
    <channel>
        <title>[IEN Italia] Interviste</title>
        <description><![CDATA[[IEN Italia] Interviste]]></description>
        <link>http://www.ien-italia.eu/contenuti/interviste/index.html</link>
        <lastBuildDate>Fri, 03 Sep 2010 02:16:47 +0100</lastBuildDate>
        <generator>FeedCreator 1.7.2-ppt (info@mypapit.net)</generator>
        <image>
            <url>http://www.ien-italia.eu/fileadmin/templates/img/top_logo_new.gif</url>
            <title>[IEN Italia] Interviste</title>
            <link>[IEN Italia] Interviste</link>
            <description><![CDATA[[IEN Italia] Interviste]]></description>
        </image>
        <item>
            <title>Intervista a Fabrizio Radice Distribution Director (Europe &amp; Africa), FLIR Systems</title>
            <link>http://www.ien-italia.eu/contenuti/interviste/ien/intervista-a-fabrizio-radice/index.html</link>
            <description><![CDATA[1. Ing. Radice, ci racconta la storia di FLIR, leader mondiale nella produzione e commercializzazione di termocamere ad infrarossi da oltre 60 anni? 
Flir offre oggi il più ampio e completo portafoglio prodotti per il mercato dell’infrarosso in grado di soddisfare moltissime applicazioni in campo militare, marittimo, automotive, industriale, building, HVAC, Ricerca &amp; Sviluppo, risparmio energetico ed energie rinnovabili, e molti altri ancora. Il vantaggio di FLIR è quello di possedere il cuore della tecnologia IR: il detector, le lenti, l’elettronica, i software e la progettazione. Tutto ciò permette di utilizzare le conoscenze ed il know-how presente nella divisione Militare per condividerle e trasferirle al mercato attraverso la divisione Flir Commercial Systems. L’evoluzione e la crescita dell’azienda è avvenuta attraverso uno sviluppo tecnologico e numerose acquisizioni. La più recente è quella della società Raymarine, leader mondiale nel settore della stumentazione elettronica marina con sede in UK, che abbiamo acquisito a Maggio 2010 con una transazione del valore di circa 180 milioni di dollari. Tale integrazione all’interno del gruppo Flir ci permetterà di vessere leader anche nell’ambito marittimo. &nbsp;
2. La divisione Commercial Systems è la capolista nelle vostre attività. Quali sono state in questi trent’anni le principali evoluzioni delle termocamere? 
La divisione Commercial Systems oggi è il futuro dell’azienda e rappresenta un vantaggio per il cliente che può acquisire da Flir una vasta gamma di sistemi, dal detector per la BMW, ai sensori da installare negli aeroporti o sulle navi,&nbsp; fino agli strumenti di misura per l’analisi termografica.&nbsp;L’evoluzione tecnologia dei nostri strumenti ha riguardato diversi aspetti. Innanzitutto il peso: le termocamere sono infatti diventate sempre più leggere, compatte, ergonomiche, semplici da utilizzare, oltre ad essere le più innovative e stabili sul mercato. Grande importanza è stata data anche all’interfaccia con l’utente: i prodotti ora sono estremamente intuitivi e sono più vicini al cliente, riuscendo così ad essere utilizzati anche da coloro meno esperti di termografia.&nbsp;Oggi FLIR ha lanciato sul mercato ad un nuovo prezzo rivoluzionario di soli 1.790 Euro la termocamera Flir i5, interamente automatica, con 0,1 °C di sensibilità, frequenza dell’immagine a 9Hz, 340 grammi e porta USB.&nbsp;
3. Quali sono gli scogli che la diagnostica deve ancora superare? 
Lo scoglio più grosso è ancora rappresentato dal know-how. È necessario fare in modo che la diagnostica sia alla base di ogni azienda, dalla più piccola alla più grande. Oggi molti, soprattutto nella manutenzione, si affidano ancora alle misure umane, verificando con le proprie mani se il motore o l’ingranaggio scotta. In alcuni casi non si pensa ancora ai grandi danni economici che possono derivare da un atteggiamento di questo tipo. Ormai l’investimento non è più così proibitivo, quindi è possibile, ed è soprattutto necessario, affidarsi alla prevenzione e manutenzione di impianti ed apparecchiatue attraverso l’uso di strumenti affidabili, quali ad esempio le termocamere ad infrarossi.&nbsp;Un altro problema che spesso ci si pone è legato al “ritorno di investimento” essendo la termocamera un bene durevole. Per quanto riguarda le aziende di produzione, si può dire che il ritorno è immediato: basti pensare al danno che si avrebbe con un’interruzione del processo di produzione, dovuta ad un guasto nell’apparecchiatura; l’impiego di una termocamera Flir permette di individuare facilmente e rapidamente il problema, evitando così fermi macchina non programmati, pericolosi incendi, oltre che a risparmiare tempo e denaro. &nbsp; Soprattutto per le piccole e medie aziende, il vantaggio competitivo rispetto alle concorrenti non deve essere solo il prezzo inferiore di vendita del prodotto, ma soprattutto la differenza si fa in termini di innovazione e tecnologia.&nbsp;A questo proposito, Flir offre oggi sul mercato la possibilità unica di connessione wireless tra termocamere e selezionati strumenti di misura &amp; test Extech, per consentire il trasferimento delle letture effettuate da un multimetro o da una pinza amperometrica alla termocamera stessa, rendendo piu’ complete e riducendo a errori umani le indagini effettuate. Si tratta dell’innovativa tecnologia MeterLink™, che Flir per prima nel settore ha deciso di lanciare che consente di ottimizzare la diagnostica, eliminando eventuali errori nei dati aggiungendo valore ai report creati mediante i nostri software di analisi e reportistica. &nbsp; Questo rappresenta davvero un ulteriore passo avanti nella termografia IR, permettendo così anche a coloro che possiedono un budget di investimento limitato di poter usufruire di tale tecnologia. Un tecnico di manutenzione non potrà chiedere di meglio! &nbsp; 
4. Dal settore civile a quello medicale, passando per l’automazione, quali sono le applicazioni principali dei vostri prodotti? Qual è l’utilizzatore “tipo”? 
Essendo leader di mercato, siamo in grado di offrire una termocamera per qualsiasi tipologia di applicazione. Riusciamo a raggiungere trasversalmente tutti i settori di mercato e la nostra organizzazione è strutturata per soddisfare tutte le esigenze dei clienti.&nbsp;
5. Da parte vostra c’è anche impegno a diffondere la cultura della diagnostica, e questo è dimostrato dai vostri corsi di formazione ITC (Infrared Training Center). Ce ne vuole parlare? 
Sì, Flir coopera strettamente con ITC, Infrared Training Center, una struttura di formazione indipendente e certificata ISO, che offre svariati corsi di termografia, da quelli base, ai corsi certificati dedicati specificatamente alle applicazioni industriali o edili nonché personalizzati presso il cliente.&nbsp;Abbiamo anche corsi focalizzati sulle diverse figure professionali come gli idraulici, gli elettricisti. Il nostro fiore all’occhiello è il “web training”, ovvero dei corsi online che permettono anche agli operatori che non hanno tempo di frequentare un corso in aula, di poter usufruire di un corso professionale.&nbsp;
5. Quali servizi offrite al cliente? 
Disponiamo di un centro di service post-vendita con un laboratorio di calibrazione e taratura degli strumenti presente in tutte le filiali FLIR, per permettere al cliente che ha problemi con lo strumento di rientrare operativo sul campo in poco tempo. Noi non lasciamo mai il cliente da solo! &nbsp; Inoltre, dal punto di vista commerciale, Flir si avvale oggi di diversi canali distributivi per avvicinarci sempre più al cliente finale.&nbsp;Essendo il cliente per noi fondamentale, ci impegnamo a fornire costantemente sul mercato i prodotti più innovativi e tecnologicamente piu’ avanzati. Per questo motivo investiamo moltissimo in Ricerca &amp; Sviluppo, avvalendoci di un team di specialisti nell’infrarosso.&nbsp;
6. Parte del vostro business è rappresentato anche alle soluzioni di visione per il commercio, per le forze dell’ordine e per i sistemi governativi. Ci racconti qualcosa di più. 
La parte militare è quella fetta di business che viene gestita principalmente negli Stati Uniti, con l’Head Quarter per l’Europa &nbsp;in UK. Tale business non rientra nella divisione Flir Commercial Systems. &nbsp; 
7. Qual’è l’importanza strategica dei distributori in questo nuovo ciclo economico? 
Rispetto al passato, oggi i nostri distributori hanno dei vantaggi enormi, in quanto si interfacciano direttamente con i potenziali clienti, potendo loro offrire un portafolgio prodotti completo. Essere Partner Flir significa oggi acquisire quindi nuovo business. Inoltre, ogni nostro distributore è focalizzato su uno specifico segmento di mercato ed ha un costante supporto da parte nostra per la tipologia di mercato di riferimento. Per ogni settore di mercato (automazione, building, industriale, strumenti di misura e test), esiste un canale di vendita che viene supportato direttamente dal relativo team Flir dedicato a quel settore di mercato.&nbsp;Infine, occorre sottolineare che gli Area Manager Flir non sono puri venditori, ma funzionari, professionisti tecnico-commerciali che forniscono un reale supporto di vendita alla nostra rete distributiva.&nbsp;Grazie alla nuova organizzazione aziendale, non esiste più un conflitto commerciale tra venditore diretto e distributore.&nbsp;Abbiamo anche implementato un “Partner Program” per incentivare i distributori più validi, attraverso incentivi, bonus ed investendo in fiere, seminari ed attività atte ad incrementare maggiormente il business. &nbsp; Infine, a breve il nostro sito internet proporrà un canale diretto tra cliente e distributore per facilitare sempre di più il rapporto tra le parti. &nbsp; 
8. Cosa significa per lei “fare industria”? 
Significa avvalersi del miglior team di ingegneri e tecnici per poter progettare e sviluppare il miglior prodotto per l’industria. La collaborazione tra i nostri Aera Managers ed i distributori ci permetterà di avvicinarci ad un maggior numero di aziende, offrendo così agli imprenditori non solo la qualità del prodotto dal punto di vista tecnologico ma anche un supporto logistico distributivo di efficienza, necessario per garantire il Time to Market. &nbsp; Oggi, essere competitivi solo dal punto di vista del prezzo non basta più.]]></description>
            <pubDate>Wed, 01 Sep 2010 12:57:52 +0100</pubDate>
            <enclosure url="http://www.ien-italia.eu/typo3temp/pics/9b3ccfc48a.jpg" length="1137" type="image/jpeg"/>
        </item>
        <item>
            <title>Intervista a Riccardo Hassan General Manager di Comhas Srl</title>
            <link>http://www.ien-italia.eu/contenuti/interviste/ien/intervista-a-riccardo-hassan/index.html</link>
            <description><![CDATA[1. Dott. Hassan, ci racconta la storia di Comhas a partire dalle sue origini? 
Comhas nasce nel luglio 1985 e proprio quest’anno festeggia il suo venticinquesimo anno di attività. Inizialmente Comhas si concentra sul mercato Automotive con la vendita di sistemi di misura consumo carburante a bordo vettura e a banco oltre ai misuratori di portata sempre per banchi prova nel settore automotive. La politica di diversificazione&nbsp; perseguita,&nbsp; ci ha portato nel tempo ad acquisire nuove rappresentanze e oggi Comhas propone una vasta gamma di strumenti per il controllo e la misura della portata, pressione, temperatura, sistemi di acquisizione dati, sistemi di calibrazione e taratura,&nbsp; collaborando con oltre 40 aziende Italiane e straniere . Verso l’inizio degli anni 90 inizia la collaborazione con la Gemini dataloggers che ci porta nel mondo dell’acquisizione dati attraverso semplici dataloggers monocanale economici, in seguito la gamma viene ampliata acquisendo nuove rappresentanze fino ad arrivare ai prodotti più complessi come la linea della tedesca Delphin con sistemi di monitoraggio e acquisizione dati ad elevata risoluzione particolarmente indicati per la manutenzione predittiva di macchine e impianti. Nel 1997 inizia la collaborazione con Dwyer®&nbsp; Instruments&nbsp; azienda leader nella produzione di strumenti per il settore condizionamento e building automation. In questi anni altre rappresentanze sono state acquisite e hanno potenziato il portafoglio di prodotti che Comhas è in grado di offrire &nbsp; Nel 2006 Comhas si trasferisce nella nuova sede di Cinisello Balsamo aumentando di parecchio la superficie e rendendo quindi possibile il potenziamento dell’attività di laboratorio e l’aumento del magazzino, condizione essenziale per il supporto alla vendita online. Nel 2010 Comhas ottiene la Notifica ATEX e la certificazione per la realizzazione di Indicatori, trasmettitori e pressostati per basse pressioni in esecuzione, antideflagrante. &nbsp; 
2. Com’è strutturata la vostra azienda? Come affrontate la gestione del territorio? 
Comhas è una piccola azienda di nove persone. I venditori sono tutti interni/esterni e inoltre&nbsp; ci avvaliamo di una serie di rivenditori locali distribuiti sul territorio nazionale che si limitano comunque alla vendita dei componenti più semplici . La vendita di prodotti e sistemi più complessi viene invece seguita nella maggior parte dei casi da noi direttamente. Per le applicazioni più complesse spesso simuliamo presso di noi in laboratorio l’applicazione per verificarne l’effettiva fattibilità. &nbsp;
3. Comhas è molto orientata verso la comunicazione digitale e l’utilizzo di Internet, infatti disponete di un sito di e-commerce dedicato alla strumentazione. Come mai questa scelta?
Negli ultimi due anni abbiamo ritenuto opportuno concentrare di più i nostri sforzi economici sul marketing e sulla comunicazione&nbsp; digitale che dovevano essere necessariamente a nostro avviso potenziati piuttosto che sulla forza vendita.&nbsp; Abbiamo una persona che si dedica costantemente solo a questo, alla grafica e allo sviluppo del digitale oltre che al marketing in generale. Da circa 18 mesi abbiamo avviato anche uno store online (www.worldindustrialstore.com, ndr)&nbsp; per la vendita di strumentazione, non necessariamente quella tradizionalmente di Comhas. Questo è ancora in fase di forte sviluppo dal punto di vista del numero degli articoli che intendiamo proporre. L’intenzione, forse un po’ ambiziosa per una piccola azienda come la Nostra,&nbsp; è quella di proporre un’offerta la più vasta possibile multi-brand in modo da lasciare all’utilizzatore la possibilità di scegliere marca e prodotto&nbsp; più adatto alla sua applicazione, un po’ come avviene anche in altri settori Lo store non si propone assolutamente di andare a sostituire la vendita effettuata in modo tradizionale, con la vendita online ma si propone avendo come&nbsp; valore aggiunto prevalente &quot;la consegna immediata&quot;, di aumentare&nbsp; le vendite nel settore manutenzione, avviamenti e urgenze su impianti,&nbsp; impianti pilota e realizzazione di pre-serie e prototipi.&nbsp; Pur essendo passati solo diciotto mesi dal lancio dello store&nbsp; e non avendo ancora una gamma di prodotti sufficientemente ampia ci reputiamo comunque soddisfatti dei risultati e continueremo nei prossimi mesi nel potenziamento di questo mezzo di vendita. &nbsp;
4. Avete predisposto per i clienti un servizio di noleggio per la strumentazione a catalogo. Com’è il feedback da questo genere di attività e qual è il cliente tipo? 
Il noleggio richiede anche un forte sforzo di marketing e fin’ora Comhas non si è concentrata sufficientemente su questa proposta. Il cliente tipo è il consulente, l’azienda che deve svolgere attività di servizio presso il cliente finale e non è dotata della strumentazione adatta o per campagne di misura una –tantum. &nbsp; 
5. Aspetti fondamentali della strumentazione di misura sono l’affidabilità e la precisione: la certificazione è un mezzo per garantirli entrambi. Come affrontate questo aspetto? 
La maggior parte degli strumenti da noi venduti sono certificati dal costruttore e arrivano provvisti di certificato. Comhas si è dotata in laboratorio di una serie di strumenti che vengono inviati regolarmente ai centri SIT per essere ri-certificati, e con questi frequentemente rilasciamo ai Ns. clienti certificati riferibili effettuando quindi ulteriore controllo sul certificato di fabbrica. La dotazione di strumenti certificati ci permette inoltre di effettuare certificazioni e tarature in campo direttamente presso il cliente, attività in discreto aumento negli ultimi anni. Un accordo&nbsp; con laboratorio di certificazione tedesco quindi a norme DKD ci permette di offrire anche il servizio per la certificazione su misuratori di portata per aria e gas. &nbsp; 
6. Quale rapporto avete instaurato con i produttori? 
Il 90% dei prodotti venduti sono acquistati all’estero da aziende con le quali abbiamo mandato di rappresentanza , nella maggior parte esclusivo per il territorio nazionale. La rivendita della strumentazione di produttori&nbsp; Italiani è aumentata negli ultimi anni in seguito a un costante rapporto di fidelizzazione svolto presso il cliente finale. Puntiamo molto pertanto a consolidare nei prossimi mesi questa situazione sperando di poter iniziare anche nuovi rapporti di collaborazione con costruttori Italiani. &nbsp; 
7. Quali sono le applicazioni principali dei vostri prodotti? 
Qui si potrebbe veramente parlare a lungo.&nbsp; Gli articoli e i sistemi che proponiamo&nbsp; sono veramente molti. Sicuramente Comhas è presente nel settore farmaceutico, con i prodotti Dwyer® e con i misuratori di portata per canali di condizionamento, con i datalogger monocanale della Gemini per il monitoraggio delle temperature nei magazzini e durante il trasporto. Applicazione importante per Comhas è la misura di portata aria e gas su banchi prova realizzata con elementi di flusso laminare e sistemi complessi di linearizzazione per poter effettuare misure di portata di aria o gas con rangeability fino 100:1&nbsp; con precisione migliore dell’1% sul valore letto. I sistemi di acquisizione dati Delphin ad alta risoluzione sono venduti&nbsp; prevalentemente per analisi di vibrazioni e per manutenzione predittiva. Con i&nbsp; misuratori volumetrici della Kytola effettuiamo foniture di pannelli completi per il monitoraggio dei circuiti di lubrificazione su macchine da carta. E tante altre applicazioni. Il sito www.comhas.com illustra la maggior parte dei prodotti che Comhas oggi propone.]]></description>
            <pubDate>Wed, 21 Jul 2010 07:48:57 +0100</pubDate>
            <enclosure url="http://www.ien-italia.eu/typo3temp/pics/04253e3f65.jpg" length="9774" type="image/jpeg"/>
        </item>
        <item>
            <title>Intervista a Gianfranco Guzzoni Amministratore di Teseo Srl</title>
            <link>http://www.ien-italia.eu/contenuti/interviste/ien/intervista-a-gianfranco-guzzoni/index.html</link>
            <description><![CDATA[1. Ing. Guzzoni, ci racconta la storia di Teseo Srl? 
Io non mi sono mai considerato un industriale, bensì il piccolo imprenditore di un’impresa famigliare. La mia impresa è nata “in cantina” a Manerbio, avevo un solo operaio poi, pian piano, siamo cresciuti e siamo arrivati a questi livelli. La mia caratteristica principale è che ho sempre avuto il tarlo di progettare le cose – per certi versi questo è un limite perché un imprenditore non dovrebbe progettare. Ma ho sempre pensato che l’importante è avere una bella idea e saperla vendere bene. Il prodotto non è sufficiente. Bisogna dotarsi di un’organizzazione impostata in modo corretto. 
2. Da dove è nato il nome “Teseo”? 
A volte si fa l’errore di dare un nome pesante che poi bisogna trascinarsi dietro. Quindi cercavo un nome che fosse semplice e pronunciabile facilmente anche dagli operatori esteri. Teseo è un nome corto, simpatico e richiama nella memoria la leggenda di Teseo e del filo di Arianna. Ed inoltre il primo nostro prodotto è un carrello che porta aria compressa e viene trascinato e ricondotto alla posizione di partenza da un cordino, così come Teseo uscì dal labirinto di Cnosso grazie al filo datogli da Arianna. 
3. Avete cinque filiali all’estero: Teseo Iberica, Teseo Nederland, Teseo UK, Teseo Deutschland e Teseo Canada. Com’è il rapporto con loro e quale supporto forniscono nella distribuzione a livello globale? 
Sono nate quando eravamo piccoli e abbiamo capito che il mercato italiano non era sufficiente per le nostre intenzioni di crescita. Abbiamo conosciuto dei giovani spagnoli con i quali abbiamo subito stretto amicizia. Tuttora non sono solo nostri partner, ma anche nostri grandi amici. Con loro è iniziata la nostra avventura all’estero e da allora circa ogni due anni è nata una nuova filiale. È perché è indispensabile avere un magazzino all’estero. Ovviamente dapprima hanno rappresentato un grosso costo, ma è impagabile avere dei venditori all’estero che hanno alle spalle un magazzino in loco. L’ultima nata è Teseo Canada, costituita due mesi fa con un contratto di franchising in esclusiva con un canadese che si è “innamorato” del nostro prodotto. 
4. Recentemente avete preso parte all’Hannover Messe e avete presentato in anteprima assoluta un innovativo generatore eolico. Ci racconti di cosa si tratta e quali sono le novità più importanti. 
Il nostro generatore eolico è costituito da un compressore d’aria montato in cima ad un palo&nbsp; di circa 10 metri mosso da una turbina eolica. L’aria viene portata a terra mediante un tubo per essere immagazzinata in serbatoi. Dico con molta enfasi che l’aria compressa è energia. Quasi nessuno se ne rende conto. È energia sotto forma di aria chiusa in un serbatoio. Inoltre, è possibile stoccare questa energia ed utilizzarla al bisogno. Ciò che è interessante nella nostra macchina è che forniamo energia pulita perché l’aria compressa viene trasformata dal vento. 
5. Dove è possibile utilizzare questo generatore? 
Ci sono mille applicazioni possibili. Nel food &amp; beverage, per esempio. Ho più di un cliente che produce macchine per brioches e dolci vari, e necessitano di staccare queste brioches aelle forme sui plateaux e lo fanno con dei getti di aria compressa. Un altro cliente crea formature di yacht di lusso e ha bisogno dell’aria compressa per creare il vuoto perché forma lo scafo di queste barche. Ancora, l’aria compressa viene utilizzata per tenere gli orologi prodotti da un’altra ditta tramite una piccola aspirazione. I settori dell’elettronica, della meccanica di precisione, della robotica, dell’automazione industriale con linee di presa e con l’aspirazione possono beneficiare dell’aria compressa. Ma non solo nel mondo industriale: anche le pompe dei meccanici sfruttano l’aria compressa, così come l’idrogetto per la pulizia delle auto. Addirittura recentemente sono venuto a conoscenza del fatto che l’aria compressa viene utilizzata in applicazioni estremamente ludiche come il kitesurf. Serve, infatti, per mantenere rigida la struttura principale del kite (una sorta di acquilone/paracadute). 
6. In cosa consiste il “lungo viaggio dell’energia”? 
Un kilowattora costa poco, circa 0,15 Euro non spaventa nessuno. Ma traduciamo questo kilowattora in quantità di gasolio che la centrale elettrica ha consumato per produrlo: si tratta di circa 0,2 L. Ciò vuol dire che in un anno la centrale elettrica brucia più di due tonnellate di gasolio in un anno per un singolo kilowattora e ha emesso nell’atmosfera più di 5 tonnellate di CO2. Quando qualcuno prende in considerazione dei piccoli compressori, pensa di inquinare poco, invece bisogna tenere a mente questi conti. Prendiamo un barile di petrolio – ha in sé una grandissima quantità di energia perché poi noi lo trasformiamo per muovere le automobili, per la corrente elettrica e in aria compressa. Quando viene estratto un barile di petrolio e lo pompa nell’oleodotto, non dobbiamo dimenticare che questi consumano energia. Il barile arriva al petroliere e viene caricato insieme ad altri milioni di barili. Ovviamente si consuma di nuovo energia (gasolio) per portare il petrolio alla raffineria che lo fa diventare cherosene, benzina ecc. Tutti questi passaggi sono perdite. Non esistono passaggi di energia con un rendimento del 100%. La centrale lo trasforma in energia elettrica che passa al trasformatore, arriva all’elettrodotto che fa altre migliaia di km e arriva ai destinatari. Io utilizzo l’energia nel mio compressore elettrico e, alla fine di questo viaggio, ho nel mio serbatoio un po’ di energia. Dal barile iniziale, quanta energia ho a disposizione nel mio serbatoio, sotto forma di aria compressa? Non più di un litro. Dov’è tutto l’altro petrolio? Lo possiamo visualizzare come una lunga striscia persa lungo la strada dal momento dell’estrazione a quello dell’utilizzo finale. Dobbiamo utilizzare le energie rinnovabili. È l’unica soluzione disponibile. Alcuni non vogliono utilizzare l’energia eolica perché sostengono che inquini il paesaggio, che le pale facciano troppo rumore e che, addirittura, uccidano gli uccelli. D’altro canto tutti vogliono che le macchine che producono energia siano a zero emissioni CO2, zero rumore e zero energia da petrolio. Ma questo tipo di macchina può solo, necessariamente, produrre zero energia. Questa è l’equazione dell’energia. Bisogna rinunciare a qualcosa. 
7. Nella sede principale di Desenzano, disponete di un importante magazzino. Qual è il vostro approccio nella sua gestione? 
Dobbiamo avere un magazzino molto corposo perché nell’economia moderna i clienti non vogliono aspettare. Tutti vogliono tutto subito. Questo ci ha portato a dei benefici, come Internet, ma hanno avuto delle ripercussioni sulla gestione dei magazzini.
8.&nbsp;Le vostre reti modulari sono utilizzabili in svariati settori. Vuole raccontarci quali sono le applicazioni in cui sono state sfruttate? 
Abbiamo cominciato con le macchine tessili, poi abbiamo deciso di rivolgerci anche ad altri settori con il proddo H.B.S. e, da quel momento, posso dire che le nostre tubazioni sono state utilizzate e sono utilizzabili in un numero infinito di applicazioni. Calcoli che abbiamo venduto 5.000 km di tubazioni in tutto il mondo. Il tubo è nato da una mia intuizione maturata nell’ambiente tessile dove avevo colto la necessità di aria pulita. 
9. Le soluzioni customizzate rappresentano sempre un “plus” fondamentale. Sul vostro sito web date la possibilità al cliente di creare online il proprio tubo flessibile. Ce ne vuole parlare? 
Sì, si tratta di prodotti speciali, come i collettori a bordo delle presse per stampaggio plastica o alluminio pressofuso. C’è bisogno di questi collettori dove entra l’aria o l’acqua da una parte e poi ci sono tante uscite con dei rubinetti che vanno a raffreddare lo stampo in vari punti. Ogni cliente ha le sue esigenze e noi diamo questo servizio sul sito per permettere ad ogni progettista di seguire il disegno voce per voce, così sa con precisione di quali componenti ha bisogno e il relativo costo. &nbsp;
10. Qual è la sua riflessione sulla crisi in corso? 
Mi sono accorto che se c’è un settore che ha sofferto maggiormente di questa crisi, è quello della gran distribuzione. I distributori si sono trovati con le aziende che fornivano bloccate e, di conseguenza, con un magazzino pieno di merce che stava invecchiando e ad avere dei debiti in banca. È stato per tutti un peso insostenibile, pertanto c’è stata una forte necessità di economizzare e la prima idea è stata quella di licenziare personale. Noi abbiamo attuato una strategia, con alcune “mosse” che si sono dimostrate eccezionali per sopravvivere: siamo andati noi sul territorio a fare il “porta a porta”. Quello che prima facevano i distributori, coprendo il territorio, l’abbiamo fatto noi spostando due persone che prima lavoravano in magazzino alle vendite. Inizialmente erano dei venditori improvvisati, ma erano pieni di entusiasmo e hanno portato dei buoni risultati. A fine 2008 ho fatto una riunione con tutti i miei dipendenti. Ho fatto il punto sulla crisi, ma ho presentato il nuovo prodotto eolico su cui lavorare. E così non abbiamo licenziato nessuno e, anzi, abbiamo lanciato uno stimolo di fiducia. &nbsp; 
11. Cosa significa per lei “fare industria”? 
Come le dicevo, mi piace progettare, ma mi piace anche pensare che la mia azienda famigliare abbia un futuro. Fin dall’inizio ho fornito delle basi solide per il futuro: l’ho improntata non come se fosse una piccola azienda, ma l’ho impostata in maniera organizzata. Quindi “fare industria” significare creare un’organizzazione precisa e consolidata, dotata per esempio di un ufficio qualità con la ISO 9000, di una codifica dei disegni e dei progetti. La Teseo è la mia creatura, ora è ancora un’adolescente, ma spero che diventi ancora più matura.]]></description>
            <pubDate>Wed, 09 Jun 2010 13:17:10 +0100</pubDate>
            <enclosure url="http://www.ien-italia.eu/typo3temp/pics/fa4957ba01.jpg" length="1120" type="image/jpeg"/>
        </item>
        <item>
            <title>Intervista a Fabrizio Scovenna Amministratore Delegato Rockwell Automation Italian Region</title>
            <link>http://www.ien-italia.eu/contenuti/interviste/ien/intervista-a-fabrizio-scovenna/index.html</link>
            <description><![CDATA[1. Dott. Scovenna, ci scatti una fotografia della vostra società. 
Rockwell Automation è un’azienda leader nel settore dell’automazione industriale, attiva sul mercato dal 1903. La sede storica è a Milwaukee, ma è presente in oltre ottanta paesi e dispone di una rete di partner che permette di coprire, in pratica, tutte le parti del globo dove ci possa essere bisogno di automazione. I nostri prodotti vanno dal semplice pulsante di avviamento di un motore a soluzioni di sistemi complessi, passando per prodotti arcinoti agli addetti ai lavori, come il PLC (col famoso marchio Allen-Bradley), le interfacce operatore, gli inverter, le soluzioni software, ecc. L’azienda si sta trasformando cercando di cogliere tutti i segnali che arrivano dal mercato e ha messo in atto diverse acquisizioni importanti negli ultimi anni (ICS Triplex, Cedes, Proscon, ecc), oltre ad alleanze e partnership strategiche (Cisco, Endress-Hauser, Elsag Datamat, ecc). &nbsp; 
2. Le vostre soluzioni sono state scelte anche da aziende di fama mondiale. Quali accorgimenti deve osservare una società che si offre come partner di realtà così importanti e riconosciute? 
Il nostro scopo principale è quello di aiutare i nostri clienti a crescere e ad aver esuccesso nel sempre più difficile contesto globale. Come? Disegnando con loro delle soluzioni di controllo, sia nel campo dell’automazione che dei sistemi di gestione dell’informazione (es. MES), che garantiscano loro dei vantaggi competitivi. Gli&nbsp; End User e i costruttori di macchina (OEM) globali credo possano trovare in RA un portafoglio di prodotti, soluzioni software e servizi che permette loro di erogare quei valori aggiunti che&nbsp; si prefiggono nei loro principali obiettivi: maggior flessibilità, adattandosi velocemente alle mutate condizioni del mercato; ridurre il cosiddetto “Total Cost of Ownership” (TCO), con soluzioni di controllo o di gestione delle informazioni che siano scalabili, modulari ed energeticamente efficienti; miglior uso dei propri “asset” aziendali, provvedendo con soluzioni di diagnostica e di analisi dei guasti, di condition-based monitoring, di gestione del magazzino; migliore gestione del rischio, attraverso strumenti che analizzino le variabili dei processi, e soluzioni di sicurezza che rispondano alle vigenti normative. &nbsp; 
3. Questo impegno richiede un team altamente qualificato e costantemente aggiornato sulle tematiche più calde del momento. Quale attenzione dedicate al training del vostro personale? E nelle vostre soluzioni di assistenza al cliente, riservate spazio anche alla formazione? 
Internamente cerchiamo di mantenere alta la competenza tecnologica delle nostre risorse per poter garantire un livello di servizio d’eccellenza ai nostri clienti. Quindi sono sempre attivi&nbsp; training tecnici di diversa complessità e tipologia. Per la formazione dei nostri clienti abbiamo soluzioni più tradizionali, come i classici corsi a calendario, ma siamo in grado anche di fornire, su richiesta, soluzioni dedicate e personalizzate che rispondano meglio alle esigenze del cliente. Per far questo abbiamo, non solo un gruppo di trainer all’altezza di tali compiti, ma abbiamo anche un centro formativo-applicativo, nella nostra sede di Bologna, detto Competency Center che è in grado di testare reali applicazioni che i nostri clienti ritengono veramente unico. &nbsp;
4. Nello svilippo di nuove soluzioni, al momento quali sono i settori ai quali al momento state riservando maggiore attenzione? 
Oggi siamo molto concentrati sul mercato degli OEM con un’attenzione maggiore su packaging, alimentare e farmaceutico. Mercati come il petrolchimico, il navale, il trattamento acque, l’energia e le fonti rinnovabili stanno acquisendo sempre più spazio nelle nostre iniziative commerciali con nuovi prodotti e soluzioni atte a soddisfarne le esigenze. Una menzione particolare meritano il settore Life Science, le soluzioni di sicurezza integrata ed il “controllo di processo”. Quanto siano importanti per Rockwell questi settori e soluzioni, lo si evince dalle aquisizioni fatte recentemente. &nbsp; 
5. Qual è il vostro contributo al tema dell’ecosostenibilità? 
Indipendentemente dallo stadio di un ciclo economico in cui ci si trovi, argomenti come etica, sicurezza, ambiente, “governance”, relazioni coi propri dipendenti o con le proprie comunità sono per Rockwell delle priorità e sono fondamentali per caratterizzarci come una società “eco-sostenibile” nel momento economico che stiamo vivendo. Rockwell ha, nella propria missione societaria, l’obiettivo di migliorare lo standard di vita di ognuno e di rendere il mondo più produttivo e sostenibile. Le nostre tecnologie devono aiutare i nostri clienti a rendere i loro prodotti sicuri, economicamente alla portata di tutti e devono essere in grado di soddisfare le richieste del mercato. Noi crediamo che se il sistema manufatturiero deve svilupparsi in questo clima post-recessione e guidare una solida ripresa, lo debba fare adottando delle politiche e delle tecnologie intelligenti, sicure e sostenibili. Con tali premesse si possono incrementare la produttività, centrare i propri obiettivi e migliorare la proprie capacità di competere, riuscendo a favorire un miglior uso, nei propri impianti, delle risorse energetiche e naturali, incrementando la sicurezza per i propri dipendenti e producendo prodotti sempre più sani, sicuri e di qualità. Ecco perchè Rockwell ha nei suoi obiettivi l’operare e il garantire alle aziende ambienti che permettano di gestire le informazioni in modo da realizzare contesti produttivi più sicuri ed energeticamente efficienti. &nbsp;
6.&nbsp;Avete in programma l’evento Automation University. Di cosa si tratta? 
Si tratta di un evento Rockwell Automation di portata europea che verrà organizzato a Milano il prossimo autunno ed al quale invitiamo i nostri Clienti e, soprattutto, chi non lo è ancora. Automation University offre sia un padiglione espositivo all’interno del quale sarà possibile vedere di persona tutte le tecnologie e i prodotti Rockwell Automation e dei nostri Partner sia laboratori/hands-on&nbsp; in cui sarà possibile interfacciarsi con i nostri esperti ed entrare nel vivo dei dettagli. Avremo delle dimostrazioni “live” delle nostre soluzioni più avanzate: come esempio cito solo che saranno disponibili una cinquantina di stazioni Logix integrate su cui i partecipanti potranno esercitarsi ed apprendere, guidati dai nostri esperti, ma non saranno le sole! Garantisco che il tempo dedicato a tale evento sarà ben speso ed invito tutti a partecipare. &nbsp; &nbsp;]]></description>
            <pubDate>Mon, 10 May 2010 08:11:31 +0100</pubDate>
            <enclosure url="http://www.ien-italia.eu/typo3temp/pics/324ad5aedf.jpg" length="28278" type="image/jpeg"/>
        </item>
        <item>
            <title>Intervista a Stefano Noseda General Manager Farnell Italia</title>
            <link>http://www.ien-italia.eu/contenuti/interviste/ien/intervista-a-stefano-noseda/index.html</link>
            <description><![CDATA[1. Qual è l’impegno di Farnell nelle attività ecosostenibili?
L’impegno in questo senso coinvolge l’intero gruppo Premier Farnell e riguarda da un lato le attività produttive, sia nell’ambito di cavi e connettori, sia per la gestione del fuoco per la quale abbiamo una serie di prodotti e servizi che realizziamo in proprio. L’altro aspetto riguarda la distribuzione generale di tutta la componentistica elettronica, elettromeccanica ed elettrotecnica fino ad arrivare alla strumentazione per il quale l’azienda ha sempre attuato un concetto di ecosostenibilità: dalla produzione green, al rispetto delle normative RoHS e UE. Dedichiamo sicuramente un impegno totale, su tutti i fronti, ma ciò che il Gruppo ha sempre anticipato è stata la partecipazione all’ecosostenibilità. Non abbiamo mai aspettato che le direttive diventassero attuabili, ma anzi le abbiamo prevenute ed anticipate, fino a diventare un punto di riferimento nel mercato perché abbiamo svolto un’azione di comunicazione sia di questo impegno, sia di formazione alla clientela per essere a loro volta rispettosi di ciò che le direttive hanno imposto.&nbsp;&nbsp;
2. Dal 2002 pubblicate annualmente il bilancio ambientale. Quali voci prevede?
Il Gruppo stila annualmente il bilancio ambientale. Come sede italiana siamo tenuti mensilmente a dichiarare tutto quanto immettiamo sul mercato come vendita per quanto riguarda che prodotti che devono essere registrati. Tra le voci che prevede ci sono per esempio le batterie, le sostanze chimiche, taluni prodotti ingombranti, ecc. Sono tre i parametri che vengono richiesti: quantità, valore e pesi. Noi li rispettiamo tutti in conformità alla normativa. Per tutto questo abbiamo un registro mensile che dobbiamo fornire a chi tiene la registrazione a livello corporate perché rientra in un progetto internazionale.&nbsp;
3. Che cos’è l’Eco-Sphere Live Edge?
Tre anni fa siamo stati i primi ad inaugurare la cosiddetta “Green Age” con un evento associato ad un concorso di progettazione elettronica volto alla produzione “verde”. All’inizio di luglio 2006 partiva la nuova normativa RoHS che prevedeva una limitazione all’utilizzo di certe sostanze definite “hazardous”. In quel periodo siamo arrivati con un paio d’anni di anticipo a promuovere tutto ciò che era RoHS oriented. Per cui dalla legislazione che imponeva un certo tipo di restrizioni, noi abbiamo comunicato al mercato quali dovevano essere le sostanze utilizzabili e i relativi limiti. Abbiamo creato, quindi, un evento dedicato ad un concorso di progettazione elettronica a livello nazionale in collaborazione con il Politecnico di Milano e con l’Associazione della Distribuzione Elettronica Italiana. In questo modo abbiamo anticipato di un anno il Live Edge che, però, Premier Farnell ha creato a livello internazionale. L’Eco-Spere ha previsto una gestione di questo evento mondiale a livello web, è diventato una camera virtuale all’interno della quale si poteva vedere cos’era il premio, come funzionava, qual erano le regolamentazioni e dove si potevano trovare le documentazioni in merito all’ecosostenibilità. È stata la prima volta che si vedeva qualcosa sul web a livello globale green oriented legato ad un premio di progettazione elettronica. Sicuramente l’idea&nbsp; è quella di riproporlo in futuro. 
4. In qualità di distributori di enormi quantitativi di prodotti, avrete sicuramente pensato a qualche accorgimento dal punto di vista del packaging dei vostri prodotti. Di cosa si tratta?
Per i nostri prodotti abbiamo lanciato la “bio bag”, siamo stati i primi nel mondo dell’elettronica ad introdurre qualcosa del genere. Il nostro business è quello di fornire ai progettisti il materiale che servirà loro domani per realizzare un singolo progetto. La nostra modalità di fornitura, quindi, è focalizzata su pochi pezzi. Per questo il nostro packaging è realizzato su questo criterio e abbiamo recentemente introdotto la “bio bag”, vale a dire delle buste di platica biodegradibili. Inoltre, i nostri clienti possono acquistare queste buste. Un nostro impegno, quindi, è diventato anche un business perché i clienti li acquistano per i loro prodotti. 
5. In cosa consiste il vostro commercio etico?
Ormai sempre più aziende si impegnano a mettere all’interno dei bilanci la voce legata all’ecosostenibilità e l’impegno nel sociale. Questo rappresenta una responsabilità etico-commerciale che teniamo ben presente nella scelta dei nostri partner. Diventa una sorta di ciclo virtuoso, è sicuramente un fattore trainante perché vuol dire che c’è un impegno a monte. Stanno andando molto di moda le aziende che producono stampanti e che si occupano del document management perché tutto ciò che si riesce a risparmiare nell’ambito della gestione fisica del foglio e del relativo risparmio energetico può essere messo a bilancio. Noi facciamo questo nell’ambito della produzione e della distribuzione elettronica. Tutto ciò che noi produciamo o distribuiamo secondo logiche ecosostenibili lo inseriamo all’interno del bilancio.&nbsp;
6. Quali sono le vostre armi per affrontate la “sfida ecologica” e quali sono gli obiettivi in merito che intendete raggiungere?
Ciò che stiamo facendo come Gruppo Premier Farnell è un cambio generazionale. Noi abbiamo lanciato, pochi mesi fa, Element 14 che è un nuovo portale, se così lo vogliamo chiamare, sul quale basiamo la strategia per i prossimi anni. Sembra un concetto, ma non è così. Element 14 diventerà il centro della gestione delle informazioni (flussi, potenzialità, ordini). Vogliamo far convogliare su Element 14 i professionisti che per realizzare un progetto vi troveranno consulenza, schede tecniche, progetti, prodotti, acquisti. Il centro del business sarà che il “luogo” dove loro ottengono informazioni essenziali per il loro lavoro, è lo stesso dove possono acquistare. Non esiste niente al mondo in questo senso. Un progetto di questo calibro può cambiare realmente la vita lavorativa. 
7. Quindi Element 14 sarà l’evoluzione del vostro attuale portale? Lo sostituirà o vivranno in contemporanea?
In questo momento negli USA è stato lanciato l’Element 14 Store. Attualmente i due siti continuano a vivere in parallelo. Io ritengo che ci sarà necessariamente una convergenza. Vedo un mondo alla fine in cui c’è un unico strumento all’interno del quale avviene tutto il processo per una migliore fruibilità da parte dell’utente.&nbsp;]]></description>
            <pubDate>Thu, 29 Apr 2010 12:42:21 +0100</pubDate>
            <enclosure url="http://www.ien-italia.eu/typo3temp/pics/00f9bc5d79.jpg" length="1180" type="image/jpeg"/>
        </item>
        <item>
            <title>Intervista a Gianantonio Favalessa General Manager di Ital Control Meters</title>
            <link>http://www.ien-italia.eu/contenuti/interviste/ien/intervista-a-gianantonio-favalessa/index.html</link>
            <description><![CDATA[1.&nbsp;Parliamo di concentrazione delle polveri. Quali sono i rischi che ne possono derivare e in quale modo se ne possono prevenire i danni? 
La presenza di polveri sottili (particolato) nell’aria costituisce una delle principali minacce all’ambiente e alla salute dell’uomo. I più recenti studi epidemiologici hanno evidenziato un forte legame tra l’esposizione a polveri sottili nel lungo periodo e l’incidenza del rischio di allergie, crisi d’asma, problemi respiratori nei bambini fino alle malattie cardiovascolari e al cancro ai polmoni. Al fine di valutare il rischio ambientale e salutare, nel corso degli anni hanno assunto un ruolo sempre più importante i sistemi indirizzati alla misurazione della concentrazione delle emissioni di particolato ad esempio dagli impianti industriali. Da qui lo sviluppo tecnologico ed applicativo di aziende specializzate come la britannica PCME leader mondiale nella produzione di polverimetri per analisi emissioni e controllo efficienza filtri. &nbsp; &nbsp; 
2. Quali sono i settori industriali più soggetti a questo tipo di problema? &nbsp;
Lo spettro delle applicazioni per gli analizzatori di concentrazione delle polveri è molto ampio, risulta trasversale rispetto a svariati settori industriali. Si segnalano ad esempio importanti esperienze in Italia nell’ambito degli impianti di combustione (centrali per la produzione di energia e termovalorizzatori civili, ospedalieri e industriali, regolarizzati tra l’altro dalle normative europee più restrittive come l’ormai nota EN14181), nell’industria siderurgica (per l’analisi in continuo delle emissioni di fumi primari e secondari in acciaieria o in fonderia), nell’industria del cemento, della calce e del gesso (forni primari ma anche filtri a maniche su mulini e impianti di essiccazione). Da non trascurare inoltre le molteplici applicazioni già operative nell’industria chimica, farmaceutica ed alimentare. &nbsp; &nbsp; 
3.&nbsp;Ci sono delle difficoltà nell’ambito della misura della concentrazione delle polveri? E se sì, quali? &nbsp; 
Le applicazioni che per le particolari condizioni operative vengono solitamente ritenute critiche sono le bassissime concentrazioni di polveri oppure flusso a velocità variabile o anche con elevata presenza di umidità. Queste costituiscono il vero banco di prova dei più moderni analizzatori di polveri. &nbsp; &nbsp;
4.&nbsp;Ci vuole parlare dei vantaggi dell’elettrodinamica? &nbsp; 
Un’azienda che si è distinta per la qualità e l’incisività nello studio e sviluppo di sistemi specificamente indirizzati alla misurazione delle emissioni di particolato è la società inglese PCME, i cui prodotti vengono distributi in Italia dalla ITAL CONTROL METERS che si occupa anche del servizio post vendita sul territorio nazionale da oltre un decennio. La tecnologia principale sviluppata da questa moderna azienda è conosciuta oggi con il termine “elettrodinamica”, coniato per identificare la capacità di rilevazione della carica elettrostatica indotta dalla variazione nella distribuzione delle particelle in prossimità della sonda di misura. Il risultato è un sistema di misura semplice da installare grazie all’inserzione diretta nel camino o nel condotto, molto sensibile e quindi in grado di rilevare piccolissime concentrazioni (tipicamente inferiori a 0.1 mg/m3), assolutamente affidabile con un’esigenza di manutenzione ridottissima ed infine talmente accurato da meritarsi l’accreditamento presso le più note agenzie europee di certificazione come la tedesca TUV e l’inglese MCERTs.
5.&nbsp;Che importanza riveste l’efficienza dei filtri? &nbsp; 
L’efficienza dei filtri riveste un duplice ruolo: da un lato consente di salvaguardare eventuali perdite di prodotto durante il processo produttivo (ad es. in aziende chimiche, farmaceutiche, alimentari), dall’altro evita che vengano immesse in ambiente polveri sottili, salvaguardando la salute dei lavoratori. &nbsp;Il controllo in continuo dei filtri, indirizzato all’immediata allerta nel caso di guasto o perdita di efficienza, permette&nbsp; una rapida manutenzione e il ripristino del sistema di filtrazione. Le caratteristiche di affidabilità, sensibilità e stabilità dei sistemi PCME li rendono particolarmente adatti al controllo di tutti gli impianti di filtrazione, inoltre sono spesso attivabili sistemi automatici di analisi predittiva dello stato del filtro. 
6.&nbsp;Concludiamo con le normative. Ostacolo o valore aggiunto? 
La direttiva IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) ha fissato già da alcuni anni una strategia comune all’interno della Comunità Europea per migliorare le prestazioni ambientali delle industrie soggette ad autorizzazioni e, conseguentemente, della strumentazione chiamata in causa per tale controllo. Il quadro normativo è in continua evoluzione ed a nostro avviso contribuisce alla sensibilizzazione nell’ambito degli impianti di abbattimento e quindi alla loro evoluzione così come stimola lo sviluppo di sistemi di controllo sempre più efficaci ed affidabili come i polverimetri elettrodinamici PCME. &nbsp;]]></description>
            <pubDate>Mon, 19 Apr 2010 09:08:37 +0100</pubDate>
            <enclosure url="http://www.ien-italia.eu/typo3temp/pics/25bd7c6a87.jpg" length="938" type="image/jpeg"/>
        </item>
        <item>
            <title>Intervista a Sandro Turci EAM Account Manager di Infor</title>
            <link>http://www.ien-italia.eu/contenuti/interviste/ien/intervista-a-sandro-turci/index.html</link>
            <description><![CDATA[Cosa significa garantire valore aggiunto sia su scala mondiale sia con presenza locale in un contesto economico costantemente in evoluzione e a tratti in contrazione? 
La globalizzazione ha favorito il processo di standardizzazione dell’approccio alla gestione delle operations e ormai sono numerosi i casi in cui, ad esempio, un’azienda di origine Italiana che ha stabilimenti e attività in diversi paesi esteri, pensa di organizzarsi su scala globale in modo da utilizzare un “modello di Asset Management &amp; Gestione della manutenzione univoco e standardizzato. Naturalmente, all’opposto, ci sono anche molti casi in cui l’azienda è estera ed ha in Italia uno o più stabilimenti. Infor è in grado di offrire a tutte queste aziende un supporto allo sviluppo di progetti di Enterprise Asset Management sia nazionali che internazionali in modo qualificato, con tecnici e supporto locale pur rimanendo assolutamente flessibile e competitiva. Uno scambio di know how tra diverse esperienze maturate anche in diverse nazioni, inoltre, garantisce ai nostri clienti di essere seguiti con una competenza allo “stato dell’arte”. In Infor Italia abbiamo sviluppato numerosi di progetti disSuccesso di Asset Management “Multi Plant” ad esempio per aziende con 3 o 4 stabilimenti in Italia ed altri&nbsp; 50 stabilimenti sparsi in giro per il mondo e analogamente abbiamo lavorato per multinazionali USA o ad esempio tedesche che hanno in Italia solo alcuni dei loro stabilimenti.&nbsp;&nbsp; 
L’approccio al Service è sempre più da considerare un volano di opportunità e business, quali le principali caratteristiche di Infor in merito? 
Infor si è mossa con grande anticipo per essere in grado di offrire ai propri clienti, sistemi e progetti in una forma che si configuri come un servizio esteso. Oggi questa modalità inizia ad essere considerata interessante da alcune tipologie di clienti che hanno ad esempio la necessità di introdurre in azienda queste tecnologie in modo magari molto esteso ma anche molto graduale … oppure dove la dimensione del progetto è molto limitata e conviene riferirsi ad un unico punto di erogazione di un servizio semplice e completo. &nbsp; 
Nell’ottica della riduzione dei tempi e dei costi d’implementazione, quale potrebbe essere un esempio pratico applicativo di una Vostra soluzione? 
Infor, nell’ambito dello sviluppo dei progetti di Enterprise Asset Management,&nbsp; si è dotata di diversi “modelli/Template” che consentono di velocizzare lo sviluppo dei progetti e ne abbattono anche i costi. Ad esempio disponiamo di una metodologia generalizzata denominata “Fast Start” che, in un lasso di tempo molto limitato e con l’impiego di un numero di giornate di implementazione molto contenuto, consente di mettere in esercizio un sistema di Asset Management per le sue funzionalità di base. &nbsp; &nbsp;
Dal punto di vista manutentivo quali sono gli elementi dominanti ed innovativi offerti da Infor? 
Il sistema INFOR EAM ha la caratteristica estremamente qualificante di poter essere considerato come se fosse una “piattaforma di sviluppo di alto livello” per la gestione delle pperations con un altissimo grado di configurabilità e un livello di flessibilità estremo, pur garantendo sempre un’adeguata semplicità e facilità d’uso. Si possono configurare i processi operativi, si possono definire le tipologie di “eventi”, si può costringere il sistema a comportarsi secondo determinate regole di business, si possono creare tutti i campi utente che si desidera, si può creare qualsiasi tipo di report. La configurabilità e la flessibilità, oltre ad essere molto utile in fase di avvio del progetto, diventa veramente essenziale nella fase di evoluzione (e manutenzione)&nbsp; dell’applicazione nel tempo perché il sistema potrà essere facilmente adattato ad assecondare le nuove esigenze di business o i nuovi modelli organizzativi od operativi che l’azienda vorrà andare ad adottare. Questa una delle caratteristiche essenziali che ci garantiscono anche il più basso TCO (Total Cost of Ownership) del Mercato. &nbsp; 
Il fatto di essere dedicati a molteplici target di settore: alimentare, automotive, chimico, facility management etc.. indubbiamente arrichisce il vostro know-how. Esistono delle priorità di attenzione di mercato? 
E quali strategie di approccio al mercato stesso vengono applicate? Qualsiasi nostro progetto di Enterprise Asset Management è ormai assolutamente orientato a ben precisi obiettivi di business che vengono individuati assieme al cliente nella fase di impostazione del progetto. Per ciascuno di questi obiettivi vengono individuate delle aree di controllo ed una serie di KPIs (Key Performance Indicators – Indicatori di Performance) che vanno a misurare il grado di raggiungimento dei relativi obiettivi. Questa metodologia, applicata ai diversi settori a cui ci rivolgiamo, ci consente di avere una linea guida comune, pur applicando il sistema EAM alle più diverse aree di mercato quali l’alimentare, il chimico, le infrastrutture, le aziende di processo, il facility management, l’after sales, &nbsp;ecc. E’ poi vero che, lavorando nei settori più diversi, abbiamo acquisito una grande esperienza e una serie di idee che riusciamo a travasare in modo molto positivo da settore a settore. Questo travasamento di esperienze è una sorgente incredibile di idee migliorative e di suggerimenti operativi concreti. &nbsp;
La gestione dei costi di magazzino è sicuramente una voce importante nella gestione degli asset per un’azienda. Quali le altre voci utili su cui Infor sviluppa le proprie solutions al fine di ottimizzare la gestione degli asset stessi? 
L’ottimizzazione del magazzino è sempre uno dei punti cardine in un progetto di Asset Management ma, in generale, gli ambiiti che contribuiscono al positivo risultato di un progetto sono da ricercarsi ad esempio tra i seguenti: aumento della produttività, aumento della qualità, aumento della sicurezza, compliance con le regole, controllo/riduzione dei costi di manuenzione, estensione della vita utile degli asset, aumento della affidabilità degli impianti, miglior controllo delle attività svolte dai fornitori. &nbsp;]]></description>
            <pubDate>Mon, 19 Apr 2010 09:04:53 +0100</pubDate>
            <enclosure url="http://www.ien-italia.eu/typo3temp/pics/3380881727.jpg" length="1154" type="image/jpeg"/>
        </item>
    </channel>
</rss>
