Green Technology Round Table

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i relatori del nostro evento dedicato al mondo dell'ecosostenibilità rispondono su questo tema

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Dal suo punto di vista, quali sono le migliori strategie di ecosostenibilità nel mondo dell’industria? Farnell: Il punto di partenza della mia riflessione è il risultato interessante di un’indagine che rivela che l’utente online è disposto a spendere anche il 5% in più quando si tratta di aziende che promuovono l’eco-sostenibilità (Performics Survey 2008). Ovviamente ‘questo utente’ rappresenta ancora una parte minoritaria ma è destinata a crescere, diventando col passare del tempo la maggioranza. Le imprese non possono non considerare il trend e le più attente sapranno trasformare la necessità in un’opportunità da cavalcare. Essere ecosostenibili in un settore industriale ha un duplice signifi cato: produrre attraverso processi ecosostenibili e contemporaneamente proporre al mercato prodotti Green. Questo porta a un sostanziale cambiamento nella visione della gestione del business, spostando il nostro sguardo al lungo periodo, piuttosto che operare secondo una logica miope.  Signifi ca perciò dedicare investimenti per attuare programmi volti a ridurre l’impatto che le proprie attività di produzione possono avere sull’ambiente e sulla comunità e riconsiderare il proprio portafoglio prodotti. Leroy Somer: Le migliori strategie sono quelle in grado di conciliare le iniziative legate alle tematiche ambientali con le politiche di marketing, la valorizzazione degli assets e il miglioramento del conto economico dell’azienda. Quando le iniziative non sono strettamente collegate all’attività dell’azienda, rimangono di facciata e perdono rapidamente di credibilità. Al contrario se l’azienda crede che l’ecosostenibiltà possa rappresentare un supporto al proprio sviluppo e se è capace di individuare e selezionare quelle iniziative che conciliano la crescita dell’azienda con le tematiche ambientali, avendo anche il coraggio di rinunciare a quelle iniziative che offrono forse maggiore visibilità mediatica ma che nulla apportano ai bilanci e agli sviluppi aziendali, ecco che allora l’industria intraprende un circolo virtuoso. Si pensi ad esempio ai certifi cati verdi che hanno rilanciato la produzione di energia idroelettrica o l’adozione di motori a elevato rendimento che consentono un consistente risparmio di energia elettrica. FNDI: L’industria manifatturiera ha da tempo dovuto fare i conti con le numerose  normative che si sono via via succedute mirate alla salvaguardia dell’ambiente, al contenimento delle emissioni inquinanti ed al risparmio energetico. Il legislatore europeo ha posto numerosi vincoli alle attività del processo produttivo ed ha indirizzato la produzione verso prodotti più rispettosi per l’ambiente; d’altro canto il legislatore italiano non ha mancato di incentivare la sostituzione di prodotti “inquinanti” con nuovi prodotti più “rispettosi”. Tutto ciò ha stimolato investimenti, innovazioni, maggiore attenzione alla qualità di prodotti e servizi ecosostenibili: ricerca, innovazione e qualità sono le leve per l’implementazione di strategie di successo. Ecorit: Sempre di più ed in modo sempre più uniforme i legislatori europei stanno recependo il principio della “responsabilità estesa del produttore”: è recentissima l’introduzione di questa defi nizione nel nostro Ordinamento Positivo, operata dal D.lgs. 205/2010, correttivo del Testo Unico Ambientale. La strada è tracciata, e le strategie di sostenibilità dei produttori dovranno necessariamente allinearsi agli obiettivi ambientali individuati, facilitando l’utilizzo effi ciente delle risorse durante l’intero ciclo di vita dello stesso e compartecipando al fi nanziamento della gestione del fi ne vita del bene introdotto sul mercato. Innovhub: La parola chiave per il settore industriale è ciclo di vita del prodotto. La direttiva europea sull’eco design (2009/125/EC) pone l’accento su quattro obiettivi per la produzione e il consumo a sostegno dell’eco-sostenibilità: prodotti migliori, consumi più intelligenti, produzione più snella ed ecologica, sostegno agli sforzi globali. La direttiva impone l’obbligo di guardare all’intero ciclo di vita del prodotto in modo da includere anche elementi più generali come ad es. l’impiego dei materiali, l’uso dell’acqua, le emissioni, la riciclabilità, ecc. Il consumo intelligente è stato supportato recentemente da importanti campagne sull’etichettatura energetica (si pensi agli elettrodomestici) ma molto si può ancora fare estendendo l’obbligo di etichettatura ad una gamma di prodotti più vasta. Una produzione più ecologica passa anche dall’ottenimento di certifi cazioni ambientali, di audit energetici, della brevettazione delle tecnologie innovative. Strumenti che sono ancora oggi spesso inaccessibili per mancanza di informazione o per i costi sostenuti soprattutto alle PMI. Reti come l’Enterprise Europe Network sono nate anche per sostenere le PMI in questo percorso. Kstudio Associato: Le migliori strategie di ecosostenibilità che riguardano il mondo dell’industria possono essere dipendenti da due variabili, una interna (l’integrazione di filiera) ed una esterna (sistema fi scale incentivante). Con riferimento alla prima, il settore industriale dovrebbe verifi care gli impatti nascosti delle attuali politiche industriali e analizzare il flusso di energia e materiali in tutto il ciclo di vita dei beni, al fi ne di costruire sinergie e forme d’integrazione tra settori produttivi diversi, in modo che, ad esempio, gli scarti di un settore siano usati come materia prima da altri settori. Inoltre, a conferire ulteriore impulso alle strategie di ecosostenibilità, dovrebbe intervenire lo strumento fi scale, mediante forme di forte incentivazione degli investimenti e della ricerca. Quali sono le attuali dinamiche di mercato nel vendere la tecnologia green? Farnell: Il tema del Green è trasversale a diversi settori, come quello dell’illuminazione, della gestione della potenza, dei trasporti e, naturalmente, quello delle energie alternative, solo per citarne alcuni. Come abbiamo potuto sperimentare ai tempi dell’introduzione della RoHS, una ruolo chiave per promuovere e sostenere l’introduzione di tecnologie Green è giocato dall’informazione, intesa come caratteristiche e performance del prodotto e conformità alle normative vigenti. Nel mercato della distribuzione di componenti elettronici a catalogo, da sempre il mercato di riferimento di Farnell, questo assume un ruolo ancora più centrale: il progettista è responsabile della validità e della conformità del prodotto finito. Così i nostri sforzi si concentrano nella selezione delle più recenti tecnologie supportate da una piattaforma informativa (sito web, portale www.element14.com) che permette un rapido accesso alle tecnologie e alla documentazione tecnica di riferimento. Leroy Somer: Oggi osserviamo due dinamiche ben distinte: i settori eccessivamente incentivati e gli altri. Vi sono settori ove gli incentivi statali sono stati snaturati e dove l’incentivo non rappresenta più un incentivo, appunto, ma risulta invece determinante per la realizzazione dell’iniziativa. Questo utilizzo snaturato degli incentivi ha un doppio effetto negativo: rappresenta un costo duraturo per la collettività e nel contempo spinge la realizzazione di quelle iniziative oltre i propri ambiti applicativi originari. Il meccanismo per gli incentivi dovrebbe invece privilegiare quegli investimenti che già per loro natura risultano validi ma senza snaturarne i parametri economici e finanziari. Così è ad  esempio per i certificati bianchi relativi alla riduzione del consumo di energia elettrica nell’industria che premiano l’adozione di motori elettrici ad elevato rendimento ma senza snaturare l’investimento che già per sua natura è intrinsecamente valido. Purtroppo oggi l’attenzione è polarizzata sugli incentivi e non sulla qualità dell’investimento e sulla coerenza dello stesso con la missione dell’azienda che lo realizza. Basta riflettere sul fotovoltaico. FNDI: I responsabili degli acquisti sia dell’impresa che della famiglia sono oggi favorevolmente disposti verso l’offerta di prodotti “verdi”, sono attentissimi ai risparmi energetici ed al rispetto dell’ambiente. Nell’offerta di prodotti e servizi le caratteristiche “green” sono esaltate ed in qualche caso rappresentano il maggior “plus” per il successo della vendita. E ciò è evidente anche per prodotti/servizi con contenuti tecnologici, dove vengono sottolineate le performances “green”, anche se semplicemente legate al minor peso. Ecorit: Lato fornitore di servizi, il feedback costante dell’industria è una decisa esigenza di differenziazione imperniata sulla qualità del servizio, vero valore aggiunto per il cliente. In altre parole, più qualità che quantità: correttezza, trasparenza e effi cace gestione dei rifi uti sono imprescindibili richieste e spesso costituiscono una leva utilizzabile per contribuire a determinare la scelta dell’utente. Innovhub: Un settore del mercato per le tecnologie green che sta guadagnando sempre maggiore importanza e considerazione per le imprese è quello degli appalti pubblici verdi (Green Public Procurement – GPP). Gli aspetti economici legati al GPP sono diversi. Innanzitutto il GPP incentiva le imprese ad innovare. Lo stimolo a fare “innovazione tecnologica verde” aiuta le imprese a rimanere sul mercato con successo.  Le PMI possono riconoscere nel GPP un sbocco importante per la loro tecnologia e i loro prodotti. Trattandosi poi di gare d’appalto, il GPP sostiene la libera concorrenza riducendo i costi di produzione e di conseguenza il costo delle tecnologie sul mercato. Le imprese già in linea con queste tecnologie si trovano chiaramente avvantaggiate nella partecipazione alle gare d’appalto. La Commissione Europea ha identificato 10 settori considerati di particolare importanza per il GPP: edilizia, servizi alimentari e ristorazione, trasporti, energia elettrica, apparecchiature informatiche per l’ufficio, prodotti tessili, carta per copia e carta grafica, mobili, prodotti e servizi di pulizia e prodotti e servizi di giardinaggio.  Il GPP è quindi un valido strumento per la vendita di tali prodotti verdi considerato anche che le autorità pubbliche ogni anno spendono circa il 16% del PIL dell’UE (corrispondente a 2000 miliardi di euro) per l’acquisto di prodotti e servizi. Kstudio Associato: E’ noto come il mercato delle tecnologie green sia fortemente influenzato dalla richiesta di investimenti iniziali considerevoli, che in genere, producono ritorni economici nel medio/lungo termine. L’attuale fase di mercato delle tecnologie green è caratterizzata dalla notevole richiesta di capitale e di investimenti e, per favorire lo sviluppo di tali tecnologie, sarebbero opportune forme di incentivo fiscale quali, ad esempio, forme di detassazione degli investimenti in capitale proprio o di debito, bonus fi scali per l’avvio di programmi di ricerca, riduzione dell’imposizione, anche indiretta, per l’implementazione di tecnologie verdi (i.e. riduzioni delle aliquote IVA) nonché la possibilità di recuperare le perdite fiscali eventualmente generate da questo tipo di investimenti senza limiti di tempo. Quali sono gli ostacoli maggiori nell’attuare strategie “verdi”? Farnell: Nonostante vi sia una forte pressione per l’adozione di tecnologie ecosostenibili in tutti i settori economici, sia del consumo che industriale, alcuni fattori tuttora frenano questa tendenza. Il primo fattore è la diffi coltà, in alcuni casi, ad avere a disposizione tecnologie verdi alternative in grado di garantire le stesse specifiche o  performance delle tecnologie tradizionali. Si pensi ad esempio a quanto la luce fredda del LED abbia frenato la diffusione nell’uso domestico di questa tecnologia al posto delle tradizionali lampadine a incandescenza. Un secondo fattore può essere rappresentato dal fatto che la soluzione green è più costosa rispetto all’alternativa tradizionale. Ma entrambe queste situazioni sono transitorie, in quanto spesso questi aspetti vengono poi limati da continui miglioramenti tecnologici. Anche in questo caso, è solamente una questione di tempo. Leroy Somer: Principalmente la difficoltà da parte delle aziende nell’individuare quelle iniziative che possano essere associate al miglioramento delle proprie attività commerciali o manifatturiere. Se la strategia “verde” rappresenta un puro costo per l’azienda e per di più è una imposizione asimmetrica, cioè aziende concorrenti operanti in altri paesi non hanno gli stessi obblighi, è una strategia perdente. Bisogna avere il coraggio di associare la strategia “verde” al profi tto senza che questo sia visto come un tradimento ideologico della politica ecosostenibile. Una ulteriore diffi coltà è l’aspetto finanziario. Le iniziative verdi anche quando vantaggiose dal punto di vista economico, richiedono spesso uno sforzo fi nanziario iniziale che oggi le aziende non sono spesso in grado di realizzare. Gli incentivi dovrebbero focalizzarsi sulle agevolazioni nell’ottenimento dei finanziamenti necessari piuttosto che su premi in denaro nel corso degli anni. FNDI: Gli ostacoli sono di natura economica: le strategie “verdi” sono costose,  necessitano di investimenti, spesso i ritorni non sono di breve periodo. E bisogna anche fare i conti con i prezzi di vendita compressi dalla concorrenza internazionale e dalla congiuntura negativa. Di qui il proliferare di operazioni “tattiche” per mettere in campo qualche argomento di vendita e sostenere il fatturato. Ecorit: Naturalmente i vincoli di natura economica costituiscono, ancor di più in periodi recessivi, il principale ostacolo alla diffusione di scelte davvero strategiche: ci si limita, spesso, a dare vita ad iniziative tattiche, prive malauguratamente di un approccio organico di lungo termine. Aggiungerei anche un aspetto burocratico amministrativo di profonda complicazione che, lungi dall’ottenere gli sperati benefici in termine di  controllabilità reale della filiera, ha come effetto principale quello di ostacolare iniziative meritorie che spesso non sono attuabili per incompatibilità e cavilli. Innovhub: In termini generali esistono barriere sia di tipo tecnico che non tecnico all’attuazione di strategie verdi soprattutto per le PMI. Dal punto di vista tecnico si tratta sostanzialmente di difficoltà nell’implementare tecnologie per il riciclo e per l’uso efficiente delle risorse. Ciò è dovuto principalmente alla complessità di integrare la tecnologia necessaria all’interno dei processi già esistenti. Tali difficoltà variano poi da settore a settore.  Dal punto di vista non tecnico la maggiore barriera è rappresentata dalla grandezza dell’impresa. Le PMI compongono più del 90% delle aziende manifatturiere a livello europeo e la capacità di inglobare innovazioni tecnologiche, di processo e gestionali all’interno di una impresa a conduzione spesso familiare è senza dubbio più onerosa e problematica rispetto ad una impresa di dimensioni maggiori. A ciò si aggiunge la diffi coltà per gli imprenditori nel riconoscere il potenziale risparmio e la potenziale crescita derivanti da applicazioni tecnologiche eco-innovative alle quali non attribuiscono l’importanza e la priorità necessarie poiché non rappresentano il core business dell’azienda stessa. Kstudio Associato: Gli ostacoli all’attuazione delle strategie “verdi” sono di diversa natura; tra i principali si possono ricordare gli elevati costi iniziali che possono comportare il posizionamento sul mercato a costi più elevati dei propri competitors nonché, sotto il profi lo strettamente fi scale, la necessità di far ricorso al mercato del capitale. Di norma, infatti, le società di capitali che intendono implementare strategie e tecnologie ecosostenibili, devono ricorrere a finanziamenti che comportano il sostenimento di ingenti oneri fi nanziari. Come noto, secondo le disposizioni tributarie attualmente vigenti, le società di capitali (i.e. S.P.A., S.R.L., S.A.P.A.) subiscono delle limitazioni alla deducibilità immediata degli interessi passivi e pertanto, a causa di questo, potrebbero trovarsi fi scalmente non incentivate alla fase di investimento in nuove tecnologie produttive ecosostenibili. Quali sono i benefi ci visibili a breve nell’affrontare politiche di sviluppo ecosostenibile? Farnell: Ritengo che si possano classificare i benefici in due macro aree: benefi ci in termini di immagine ed economici. Solitamente quando un’azienda volge all’ecosostenibilita’ fra le prime azioni che vengono intraprese la più importante sarà il varo di un vasto piano di comunicazione incentrato sull’impatto ambientale. Ne consegue subito un allineamento con Enti, strutture, associazioni più o meno direttamente classifi cabili come Ambientaliste che diventeranno un volano di informazioni per il mercato. Sarà interesse dell’azienda la ricerca del “bollino GREEN” e gli enti di cui sopra si prodigheranno nel supporto alle aziende per la Certifi cazione Green che diventerà poi motivo di Comunicazione addizionale con immediato ritorno di immagine. La stessa ricerca di Associazioni collegate all’Ecosostenibilità e la sponsorizzazione di attività verdi diventa strategica; molte aziende creano in prima persona eventi o invitano i propri dipendenti a partecipare ad iniziative “green” subito pronte a testimoniare la propria anima ecoambientalista.  Non dimentichiamo poi che sono sempre maggiori i bandi pubblici e privati che richiedono offerte solo da aziende certifi cate ISO e che possano dimostrare chiare strategie eco-ambientali. Non è difficile individuare un reale benefi cio, anche se non quantifi cabile, da queste starteie/iniziative di brand awareness. Circa i benefici economici molti paesi hanno implementato un sistema di incentivi per innescare quel circolo virtuoso che nel lungo periodo porterà vantaggi alla comunità ed anche all’impresa green. Produrre in modo sostenibile significa utilizzare meno energia, meno materie. Leroy Somer: Oltre a un maggior consenso da parte della comunità nella quale l’azienda opera, se ben concepite le politiche di sviluppo ecosostenibile portano alla differenziazione competitiva dei prodotti e dei servizi offerti, alla modernizzazione dei processi dei processi produttivi e al miglioramento del profi tto aziendale. Questo a condizione che le iniziative vengano scelte dalle aziende in coerenza alle proprie attività. FNDI: Mentre l’industria manifatturiera italiana stenta a riemergere dalla crisi che ha duramente colpito le economie occidentali, le attività legate alla ”green economy” hanno andamenti generalmente più positivi. In qualche caso, sotto la spinta degli incentivi assistiamo a crescite impressionanti, come nel caso del fotovoltaico, mentre un numero crescente di PMI avviano iniziative “green” molto interessanti nei settori più disparati, che spaziano dalla domotica e alla climatizzazione, per il risparmio nei consumi domestici e nei luoghi di lavoro, dall’applicazione di materiali ecocompatibili nelle costruzioni, alle nuove tecnologie applicate ai rotori eolici. E cresce anche il numero delle imprese che si danno un codice di comportamento rispettoso dell’ambiente – certifi cazione di sostenibilità ambientale – e che adottano un codice di comportamento per uno sviluppo sostenibile. Ci sono ritorni positivi a breve termine? Non so, ma certamente queste iniziative hanno buona visibilità e possono dare ritorni positivi sia a breve che a lungo termine. Ecorit: La sensibilità dei consumatori e degli utenti professionali è ormai ben sviluppata e totalmente in grado di percepire anche gli effetti di breve periodo legati a scelte strategiche defi nite. Ne è testimone la crescente attenzione anche in settori storicamente piuttosto “tradizionalisti”: l’automotive, l’energia, per fare alcuni esempi. Anche nei settori più vocati, occorre che l’obiettivo della responsabilità per l’intera vita del prodotto sia presa in considerazione, studiata attentamente e – soprattutto – immediatamente comunicata all’esterno. Si parla con sempre maggiore enfasi dell’industria del fotovoltaico, che cresce “double digit” nel nostro Paese, anche grazie ad effi caci politiche di sostegno economico: per quale ragione non si comunicano anche le pratiche che verranno attuate quando i pannelli fotovoltaici diverranno obsoleti? Innovhub: Il beneficio più immediato derivante dall’applicazione di politiche di sviluppo è senza dubbio la maggiore competitività delle imprese sul mercato. Numerosi sono stati gli interventi da parte di organismi pubblici per incentivare con politiche di sostegno fi nanziario interventi a favore di PMI proprio a valere sui processi produttivi in un’ottica di eco-innovazione.  Vari sono gli strumenti a disposizione ma quello che probabilmente riscuote maggiore successo tra le imprese, sia per le sue caratteristiche che per l’immediato supporto fi nanziario, è il sistema dei voucher. Con questi strumenti di supporto agli investimenti in innovazione (o ecoinnovazione) i risultati per le PMI sono immediati poiché vedono risolti problemi di innovazione di processo, di prodotto, di organizzazione nel giro di pochi mesi con un sforzo fi nanziario contenuto poiché in parte coperto da organismi pubblici. L’impresa si trova quindi ad essere più competitiva rispetto al pre-intervento e ciò si dimostra vitale soprattutto nei momenti di crisi quando, per non soccombere, si deve andare alla ricerca di nuove soluzioni e nuove proposte per il mercato. Proposte che, fino a quel momento, erano rimaste inesplorate sia per effettiva non necessità sia per insuffi ciente conoscenza. Vari sistemi di voucher sono stati implementati sia in Italia che all’estero con risultati più soddisfacenti. Esistono comunque dei limiti che faticano ad essere superati e che sono comuni a tutti i paesi europei in cui sono stati implementati. Per citarne solo alcuni: la diffi coltà a convincere le imprese che opportunità di business possono derivare (e sempre più derivano) da situazioni di “sofferenza” come un sovrautilizzo delle risorse energetiche; la mancanza di sistemi di formazione dedicati alle PMI per il trasferimento delle conoscenze nel settore dell’eco-innovazione; comprensione degli stessi modelli di voucher che dovrebbero essere resi di più facile accesso e utilizzo. Kstudio Associato: Le strategie ecosostenibili generano vantaggi tipicamente di medio/lungo termine. In linea generale, l’adozione di procedure di produzione ecosostenibili potrebbe generare sia risparmi sui costi di acquisizione di risorse naturali sia vantaggi competitivi nei confronti delle aziende che adotteranno tali “green tecnology” solo nel momento in cui saranno obbligate da norme di legge.

Pubblicato il 3 Marzo 2011 - (3549 views)
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