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Lo stress correlato al lavoro come rischio per la sicurezza: La terminologia de condividere e l'Accordo europeo del 2004

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Lo stress da lavoro: un rischio per la sicurezza e la salutedi aziende e lavoratori. Lo stress si accompagnaad ogni agire umano e costituisce pertanto una condizionenormale di ogni interazione uomo-situazione.Tuttavia un eccessivo livello di stress sul lavoro può costituireun rischio per la sicurezza e la salute di lavoratorie aziende. Nell’Unione Europea lo stress è al secondo postotra i problemi di salute sul lavoro e riguarda il 28% deilavoratori: si stima che nella Ue oltre 40 milioni di personesoffrono a causa dello stress da lavoro ed il costo finanziariodei problemi correlati allo stress lavorativo ammontaa circa 20 miliardi di euro l’anno1. Lo stress da lavorocostituisce dunque, per i paesi ad economia avanzata,un problema di sicurezza e salute la cui importanzanon può più essere trascurata. In Italia il Piano SanitarioNazionale 2003-2005 (PSN) riconosce accanto alle patologieda rischi noti le patologie da rischi emergenti tra lequali vi sono le “patologie da fattori psico-sociali associatea stress” e gli “effetti sulla salute dei fattori organizzatividel lavoro”. Stress e rischio stress:la terminologia da condividere Nel linguaggio comune il termine stress è spesso utilizzatoper indicare sia la causa di malessere che il suo effetto.Sovente lo si usa per dire che qualcosa o qualcunoci opprime con la sua insistenza o per “spiegare” una condizionedi nervosismo o qualche disturbo. Questi modi didire avvalorano l’idea che lo stress, compreso quello dalavoro, sia dovuto ad una “debolezza” dell’individuo equesto non aiuta a comprendere il fenomeno e ciò che locausa. Indicare come stress il non dormire, l’essere in ansiaper qualcosa, avere disturbi di digestione, fumare nervosamente,ecc., è pertanto profondamente sbagliato: tuttequeste sono delle possibili conseguenze di uno stress subito, dei segnali con cui il nostro organismo ci comunicadi essere sotto pressione a causa di qualche sollecitazioneesterna che ha innescato il fenomeno dello stress,ma non sono affatto indicatori di ciò che ha causato stress.Lo stress non è, in ogni caso, un fenomeno patologico: alcontrario è un formidabile mezzo di reazione di cui tuttigli organismi viventi, uomo compreso, dispongono per attivarerapidamente le risorse necessarie per fare fronte alle“pressioni” e alle “minacce”2 esterne. Lo stress è, dunque,un processo naturale avente lo scopo di liberare rapidamente le risorse disponibili onde consentire all’individuodi raggiungere un adattamento alle mutate condizionidi un ambiente di vita e di lavoro3. Esso ha una funzione fondamentalmente positiva ed èun componente essenziale del vivere, al punto che si puòben dire che senza stress non c‘è vita. In certe condizioni,tuttavia, le sollecitazioni prodotte dagli stressors4 possonodivenire eccessive o perdurare a lungo, fino al puntoda non essere più sopportabili dalla persona. In questicasi le risorse attivate dalla reazione di stress non sono piùsufficienti a realizzare una condizionedi equilibrio tra il soggetto ela situazione, per cui l’organismo“collassa” con conseguenze negativeanche assai gravi per la salutedell’individuo e dell’organizzazionein cui egli opera5. Si parla inquesti casi di stress negativo o “distress”.Le conseguenze di unostress non sono, tuttavia, sempre negative: temporaneiepisodi di sollecitazione anche intensa dovute a criticitàimprovvise o a situazioni di emergenza non costituiscono,generalmente, una condizione di pericolo per la salutedelle persone. Lo possono però diventare qualora si ripetano fino adivenire condizioni usuali del funzionamento organizzativo:ossia quando da episodi di stress momentaneo si trasforminoin una condizione di stress cronico negativo. Inquanto processo naturale non è possibile evitare lo stress.È pertanto importante conoscere il fenomeno e le sue manifestazionie fare in modo che le condizioni di lavoro nonpresentino stressor negativi importanti. Punto di partenzadi ogni conoscenza è la terminologia tecnica in uso per descrivere questo rischio. Tra i principali termini da conoscere,cui fanno riferimento i documenti dell’Agenziaeuropea per la sicurezza e la salute, l’OMS, l’ILO, vi sono: 1. Salute: “stato di completo benessere fisico, mentale esociale, non consistente solo in un’assenza di malattia od’infermità”
2. Benessere lavorativo o organizzativo: una situazionelavorativa in cui vi è sostanziale equilibrio tra le caratteristichebiofisiche, psicologiche e sociali umane, percepitacome tale e che genera soddisfazione. L’InternationalCommittee on Occupational Mental Health, individua ilbenessere organizzativo nel “…modo con cui l’organizzazionenel suo insieme funziona ed ha significato per chici lavora; grado in cui consente all’individuo e ai gruppidi esercitare la loro responsabilità per la propria salute; inaltri termini la salute psicosociale nel contesto di vita dell’organizzazione”
3. Malessere lavorativo: una situazione lavorativa caratterizzatada squilibri più o meno elevati tra le caratteristichebiofisiche, psicologiche e sociali umane, percepita cometale e che genera disagio, insoddisfazione, stress, incidenti,infortuni, danni alla salute.
4. Stress lavorativo: un insieme di reazioni emotive, cognitive,comportamentali e fisiologiche ad aspetti avversie nocivi del contenuto del lavoro, dell’organizzazione dellavoro e dell’ambiente di lavoro. (Commissione Europea,1999).
5. Strain: risposta o esito connotato negativamente di unareazione di stress. Nella letteratura specialistica il termineè utilizzato per indicare una conseguenza di una situazionedi stress. Lo strain tende ad identificarsi con lo stressnegativo o di-stress.
6. Stressor: qualsiasi evento o domanda in grado di attivareuna risposta di stress. Con questo termine vengonoindicate le fonti di stress (contenuto del lavoro, organizzazione,ambiente e contesto di lavoro)
7. Rischio psicosociale: Quegli aspetti relativi alla progettazione,organizzazione e gestione del lavoro, nonchéai rispettivi contesti ambientali e sociali, che dispongonodel potenziale per dare luogo a danni di tipo fisico, socialeo psicologici. (Agenzia europea per la sicurezza e lasalute sul lavoro)
8. Coping: con il termine coping si fa riferimento ai meccanismidi difesa che consentono all’individuo di gestiresituazioni percepite come avverse o pericolose. Può esseredefinito come quell’insieme di processi cognitivi chepongono le premesse per un tentativo di adattamento odi cambiamento di varia natura dell’ambiente da parte dell’individuo.Il coping non si identifica con l’adattamento/cambiamento, bensì con gli sforzi per raggiungerlo.
9. Resilienza: termine con cui si indica la capacitá umanadi affrontare le avversitá della vita, superarle e uscirnerinforzato o, addirittura, trasformato” (Grotberg, 1996). Laresilienza viene associata sempre con tensione, stress, ansietá,situazioni traumatiche che ci colpiscono durante lanostra vita.
10. Counselling: attività professionale che tende adorientare, sostenere e sviluppare le potenzialità del clientepromuovendone atteggiamenti attivi, propositivi e stimolandole capacità di scelta. Si occupa di problemi nonspecifici (prendere decisioni, miglioramento delle relazioniinterpersonali) e contestualmente circoscritti (famiglia,lavoro, scuola). Prevenire, eliminareo ridurre i problemi di stress da lavoro Lo stress da lavoro è il sintomo di un problema organizzativoe non di una debolezza individuale6. Oggettodella valutazione del rischio stress lavoro-correlato è pertantociò che può causare stress, ossia i potenziali stressore non le possibili manifestazioni patologiche individualiassociabili allo stress. Ci si deve pertanto occupare di comefunziona l’interazione uomo/lavoro/organizzazione,ponendo attenzione agli elementi che possono provocarneuno squilibrio tale da venire percepito dal lavoratorecome un potenziale pericolo per la sua integrità psicofisicao per la sua sopravvivenza. Potenzialmente lo stress puòmanifestarsi in qualunque luogo di lavoro e può colpirequalunque lavoratore, a prescindere dalla dimensione dell’azienda,del campo di attività, del tipo di contratto o dirapporto di lavoro. Tra i fattori da analizzare per individuareun problema di stress da lavoro vi sono:

  • l’organizzazione ed i processi di lavoro;
  •  le condizioni e l’ambiente di lavoro;
  • i processi di comunicazione organizzativa;
  • le pressioni emotive e sociali; la percezione di una mancanza di aiuto, di supporto.

L’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoroha raggruppato le fonti di potenziale stress in ambitolavorativo nelle seguenti categorie:

  1. Funzione e cultura organizzativa.
  2. Autonomia decisionale e controllo sul proprio lavoro.
  3.  Ambiente e attrezzature di lavoro.
  4. Ruolo nell’organizzazione.
  5. Lo sviluppo di carriera.
  6.  Qualità delle relazioni e degli stili di leadership.
  7. La struttura e il “clima organizzativo. 
  8. Carico di lavoro.
  9. Ritmo di lavoro.
  10.  Progettazione dei compiti.
  11. Orario di lavoro e interferenze casa/lavoro 

L’identificazione di un problema di stress sul lavoro devepertanto essere fatta attraverso l’esame del modo difunzionare di ciascuna delle categorie di fattori organizzativisuddetti, come richiamato dall’Accordo europeo del20047, espressamente indicato dal D.Lgs. 81/08, come riferimentoper valutare questo rischio.
L’Accordo precisa che “lo stress non è una malattia, mauno stato che si accompagna a malessere e disfunzioni fisiche,psicologiche o sociali e che consegue dal fatto chele persone non si sentono in grado di superare il divariorispetto alle attese o alle richieste nei loro confronti”. Peraffrontare con successo i problemi associati allo stress lavoro-correlato occorre sviluppare una politica aziendaleanti-stress basata ad esempio su:

  • misure di comunicazione e gestionali;
  • misure per migliorare l’organizzazione ed i processi lavorativi,le condizioni e l’ambiente di lavoro
  • formazione dei dirigenti, dei preposti e dei lavoratori,informazione e consultazione dei lavoratori e/o dei loro rappresentanti.

Punto di partenza di ogni politica aziendale anti-stressè l’individuazione e la valutazione del rischio di stress dalavoro. Obbligo che la legge pone in capo ad ogni datoredi lavoro il quale deve essere consapevole che per valutareil rischio stress non esistono scorciatoie di sorta,quali ad esempio miracolose check-list o simili, ma che sideve ricorrere a metodi scientificamente corretti e adatti aindividuare e valutare questa particolare tipologia di rischi. Tutto ciò implica inevitabilmente l’affidamento dellavalutazione a personale adeguatamente preparato, il qualeinterverrà con gli strumenti ed i metodi opportuni. Alloscopo di fornire degli indirizzi metodologici su comevalutare il rischio stress, diverse Regioni ed Enti di prevenzionehanno predisposto delle linee guida specifiche.Elemento comune delle pubblicazioni anzidette è l’identificazionedi un percorso che prevede l’esame di dati “oggettivi”e di dati “soggettivi”. I dati “oggettivi”8 riguardanoi parametri aziendali potenzialmente correlabili a stress(assenteismo, turn-over, ecc.) e le condizioni di funzionamento dei processi organizzativiaventi relazione con i fattori di rischiostress. Occorre infine raccogliere i dati“soggettivi” inerenti le percezioniche i lavoratori hanno delle condizionidi lavoro. L’intero processo di valutazionedel rischio stress deve essereaccompagnato da adeguate attivitàdi informazione e formazione dei dirigenti,dei preposti e dei lavoratorisul rischio stress. La valutazione nonsi deve limitare a fotografare la situazionedel momento, ma deve esserefinalizzata ad individuare le misurecorrettive e migliorative appropriateper gestire gli eventuali problemi distress individuati, anche mediante unpiano di monitoraggio per tenere sottocontrollo la situazione.

Pubblicato il 20 Settembre 2010 - (193 views)
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