Un lento e difficile recupero

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Le previsioni del Centro Studi Confindustria attestano una situazione di sostanziale stasi per il PIL italiano, stimato in un +0,7% per quest’anno e di +0,5% nel 2017

Un lento e difficile recupero
Un lento e difficile recupero

Al termine della pausa estiva lo scenario economico appare ulteriormente peggiorato. Le tensioni geopolitiche non si sono mitigate. Al contrario, sono state intensificate dal fallito golpe in Turchia, dal risultato shock delle elezioni politiche in un Land tedesco e dai nuovi attentati terroristici. Sullo sfondo proseguono le ondate migratorie, con il ripetersi di tragici esiti e gli inediti affollamenti di piazze e parchi cittadini. I movimenti nazionalistici e populistici ne traggono nuova linfa mentre la voglia di spesa si affievolisce.

Dopo la storica e clamorosa Brexit, che rimarrà a lungo una notevole fonte di insicurezza, e il fallito tentativo di formare un governo in Spagna, l’autunno rimane denso di appuntamenti che costituiscono altrettante incognite: il referendum xenofobo ungherese, la ripetizione delle presidenziali in Austria e l’elezione del futuro inquilino della Casa Bianca in USA, la consultazione popolare in Italia sulla nuova Costituzione. Nel 2017 ci saranno i passaggi cruciali delle presidenziali in Francia e delle politiche in Germania e nei Paesi Bassi.

L’andamento dell’economia non solo interagisce strettamente e nei due sensi con tale quadro politico incerto, ma di per sé si rivela più fragile dell’atteso. Una serie di fattori sta concretizzando, anche nei paesi considerati più dinamici, la temuta stagnazione secolare: rallentamento e invecchiamento demografici, minori guadagni di produttività generati dalle attuali innovazioni, dispersione di capitale umano a causa dell’alta disoccupazione, ridotto tasso di accumulazione del capitale, rallentamento fisiologico della Cina, strisciante protezionismo.

La crescita mondiale di produzioni e commerci ne risente significativamente. Ante-crisi il PIL aumentava del 3,2% annuo e gli scambi di beni del 6,8%. Ora non vanno oltre il 2,4% il primo e l’1,8% i secondi.

Il recupero italiano prosegue lentamente

Il CSC stima una variazione del PIL italiano di +0,7% quest’anno e di +0,5% nel 2017.

Il recupero nel biennio di previsione prosegue, dunque, perfino più lentamente che nel 2015, quando il PIL era aumentato dello 0,8% (dopo tre cali annuali consecutivi; -4,8% cumulato).

La risalita del PIL è iniziata nel primo trimestre 2015 ed è proseguita fino al primo 2016, con un incremento dell’1,4% cumulato.

Tale modesto progresso stride con la caduta del 9,7% che si era avuta rispetto all’inizio del 2008. Compreso il secondo trimestre 2016, è stato di appena lo 0,24% il ritmo medio trimestrale, con una evidente decelerazione. Un incedere incerto e inferiore a quello delle altre principali economie europee.

Il recupero si è addirittura arrestato nel secondo trimestre del 2016, quando la variazione

del PIL rilevata dall’ISTAT è stata nulla, per effetto del calo degli investimenti e del rallentamento della spesa delle famiglie, mentre è stato positivo il contributo dell’interscambio con l’estero.

Negativo l’apporto dell’industria

Dal lato dell’offerta, nel secondo trimestre è risultato negativo l’apporto dell’industria, che aveva invece sostenuto l’incremento nel primo: il valore aggiunto è diminuito dello 0,6%, compensato da un progresso dello 0,2% di quello dei servizi e dello 0,5% dell’agricoltura.

La variazione prevista dal CSC per il 2016 è interamente acquisita nei mesi primaverili. L’andamento del prodotto nella seconda metà dell’anno è infatti atteso sostanzialmente piatto, come già nello scenario disegnato a giugno. Invariato rispetto alle previsioni dello scorso giugno anche il profilo nel 2017 (+0,20% medio trimestrale). I rischi di mancata concretizzazione di tali aumenti sono elevati.

La revisione al ribasso della crescita quest’anno, in confronto alla previsione elaborata in giugno (+0,7% da +0,8%), è spiegata esclusivamente dall’andamento del PIL nel secondo trimestre, che è risultato inferiore a quanto stimato precedentemente (+0,02% da +0,25%).

Il profilo trimestrale delineato dal CSC per la seconda parte del 2016, invece, non è cambiato rispetto alle precedenti valutazioni, essendo rimaste sostanzialmente invariate le condizioni (esterne e interne) già definite in giugno. Si conferma un moderato incremento del PIL nei mesi estivi (+0,15%), in forza di un andamento peggiore dell’atteso nell’industria e delle informazioni positive circa la stagione turistica, e una sostanziale stagnazione nell’ultimo quarto (Grafico 1.1). A causa del trascinamento statistico leggermente più basso, anche la dinamica del PIL prevista per il 2017 è ritoccata all’ingiù di un decimo di punto.

Rispetto a giugno va evidenziato, tuttavia, che si sono rivelate meno gravi di quanto temuto le conseguenze immediate della Brexit. Quelle sull’economia reale, che secondo il CSC si faranno sentire nel medio periodo, risentiranno dell’incertezza derivante dai tempi e dai modi dell’uscita del Regno Unito dall’UE.

Continua a leggere l'approfondimento sul numero di ottobre 2016 de Il Distributore Industriale

Pubblicato il 8 Novembre 2016 - (110 views)
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