Il protocollo che ogni Data Center dovrà adottare entro il 2026

Come i PLC con Redfish integrato stanno trasformando il controllo del raffreddamento e l’integrazione con i sistemi DCIM

  • Il protocollo che ogni Data Center dovrà adottare entro il 2026
    Il protocollo che ogni Data Center dovrà adottare entro il 2026
  • Il protocollo che ogni Data Center dovrà adottare entro il 2026
    Il protocollo che ogni Data Center dovrà adottare entro il 2026

Il settore dei data center sta entrando in una fase di trasformazione strutturale. L’esplosione dei carichi di lavoro legati all’AI, l’espansione delle infrastrutture hyperscale e la diffusione dei sistemi di raffreddamento a liquido stanno portando densità termica, consumi energetici e complessità operativa ben oltre i limiti per cui erano stati progettati i tradizionali sistemi di controllo.

I data center stanno raggiungendo i loro limiti termici

I segnali sono ormai evidenti:

  • La Goldman Sachs Research prevede che entro il 2030 i data center statunitensi consumeranno circa l’8% dell’elettricità nazionale, rispetto a circa il 3% nel 2022.
  • La Frost & Sullivan stima che il mercato globale del raffreddamento per data center supererà 18,5 miliardi di dollari entro il 2030, trainato da rack ad alta densità, acceleratori AI e sistemi di raffreddamento a liquido.

Il calore non è più soltanto un problema di impianto: è diventato un fattore critico per la disponibilità della potenza di calcolo.

Oggi il raffreddamento rappresenta già circa il 40% del consumo energetico complessivo di un data center: il margine operativo si riduce rapidamente, mentre la densità dei rack supera i 30–60 kW.

Le tendenze del settore indicano chiaramente che i data center più efficienti saranno quelli in cui i sistemi di controllo del raffreddamento saranno integrati con i sistemi di gestione IT attraverso piattaforme comuni come il DCIM (Data Center Infrastructure Management).

Questo approccio elimina inefficienze dovute a gateway, conversioni di protocollo o middleware che introducono ritardi operativi.

Il raffreddamento sta diventando una responsabilità IT

Per molti anni l’architettura dei data center ha trattato il raffreddamento come un dominio separato.

L’infrastruttura IT esponeva informazioni su stato, diagnostica e guasti tramite interfacce di gestione standardizzate.

I sistemi di raffreddamento — chiller, CDU, pompe, ventole, valvole e sensori — venivano invece controllati localmente, spesso tramite PLC, con una visibilità limitata al solo livello di controllo.

Questo modello ha funzionato finché la domanda termica era relativamente stabile e prevedibile.

Oggi però non è più sufficiente.

Nei data center moderni, i sistemi di raffreddamento devono reagire dinamicamente a:

  • variazioni rapide dei carichi di lavoro
  • circuiti di raffreddamento a liquido
  • condizioni energetiche in continuo cambiamento

In questo scenario il sistema di raffreddamento non può più essere considerato un insieme di macchine isolate: deve comportarsi come una componente integrata dell’infrastruttura IT.

Ciò significa che i sistemi di raffreddamento devono essere in grado di:

  • fornire visibilità in tempo reale sullo stato operativo
  • integrarsi direttamente con piattaforme DCIM e sistemi di gestione
  • supportare la ridondanza e la rilevazione rapida dei guasti
  • Variare in modo coerente tra diversi siti

Molti sistemi di controllo del raffreddamento non riescono a soddisfare questi requisiti senza ricorrere a gateway esterni o integrazioni personalizzate. Il risultato è un aumento della complessità, maggiori rischi di cybersecurity e ritardi nella propagazione degli allarmi.

La soluzione è consentire ai sistemi di raffreddamento di essere rappresentati e gestiti come parte integrante dell’infrastruttura del data center attraverso un linguaggio di comunicazione comune.

La necessità di un linguaggio di gestione condiviso

I sistemi IT operano già secondo un modello di gestione standardizzato.

Server, apparati di alimentazione e rack descrivono stato, disponibilità e consumo energetico tramite modelli dati uniformi che le piattaforme DCIM sono in grado di interpretare.

I sistemi di raffreddamento, invece, spesso non parlano questo stesso linguaggio.

Senza uno standard condiviso, il sistema di raffreddamento rimane scollegato dal resto dei sistemi che si occupano di gestione, operatività e ottimizzazione. Un limite che diventa sempre più evidente man mano che le infrastrutture si espandono.

Cos’è Redfish e perché sta diventando uno standard imprescindibile

Redfish, sviluppato dalla Distributed Management Task Force (DMTF), è uno standard di gestione in formato JSON e basato su REST API, progettato per i data center moderni.

Redfish fornisce un modello coerente per gestire:

  • stato di salute e stato operativo dei sistemi
  • telemetria energetica
  • zone termiche, ventole e pompe
  • allarmi e segnali di guasto

Si tratta di un protocollo stateless, nativo del web e progettato per architetture IPv6 e hyperscale.

Oggi Redfish è già ampiamente utilizzato per la gestione di server e sistemi di alimentazione.

Fino a poco tempo fa, però, Redfish era bloccato al confine dell’infrastruttura IT: i PLC che controllavano pompe, valvole e CDU richiedevano, infatti, gateway o traduzioni di protocollo.

Questo confine, però, sta rapidamente scomparendo.

Perché Redfish deve essere integrato direttamente nel controller

I sistemi di raffreddamento non sono asset passivi: sono sistemi di controllo attivo che regolano in tempo reale portata, pressione e risposta termica.

Affinché Redfish sia davvero efficace nelle applicazioni di raffreddamento, non può essere collocato dietro livelli di traduzione o middleware, ma deve diventare parte integrante della piattaforma di controllo.

Quando Redfish è integrato direttamente nel controller:

  • i sistemi di raffreddamento diventano componenti infrastrutturali a tutti gli effetti
  • le piattaforme DCIM ottengono accesso diretto a stato e diagnostica
  • gli allarmi si propagano senza ritardi inutili
  • l’architettura complessiva del sistema diventa più semplice e resiliente

La logica del controllo industriale continua ad operare in maniera deterministica, mentre Redfish fornisce visibilità a livello gestionale.

Un esempio pratico: le CDU per il Raffreddamento a Liquido

Prendiamo ad esempio una Cooling Distribution Unit (CDU) che supporta rack AI ad alta densità raffreddati a liquido.

Il controller deve:

  • regolare portata e pressione del circuito
  • gestire la ridondanza
  • monitorare temperature e stato dei componenti
  • comunicare la disponibilità del sistema al DCIM

Tradizionalmente ciò richiederebbe un PLC per il controllo e gateway aggiuntivi per tradurre i dati verso i sistemi IT.

Se Redfish fosse integrato nel controller, la stessa CDU potrebbe:

  • mantenere un controllo deterministico in tempo reale
  • esporre dati di telemetria e sullo stato di salute direttamente tramite Redfish
  • eliminare ritardi di traduzione e aree d’errore
  • ridurre la complessità di integrazione

In questo modo il sistema di raffreddamento diventa immediatamente visibile e gestibile dall’infrastruttura IT.

Perché il 2026 rappresenta il punto di svolta

Con la crescita dei data center, i sistemi di raffreddamento non possono più operare al di fuori del sistema di gestione dell’infrastruttura.

Se ci si aspetta che il raffreddamento protegga la disponibilità del calcolo, questi deve parlare lo stesso linguaggio dell'infrastruttura che supporta.

Entro il 2026, Redfish non sarà più un’opzione per i sistemi operativi di gestione dei data center.

Non si tratta semplicemente di una nuova funzionalità.
È un cambiamento infrastrutturale.

Redfish sta diventando il linguaggio di gestione del data center moderno.

Integrarlo direttamente nelle piattaforme di controllo rappresenta il passo successivo.

Entro la fine del 2026, quindi, Redfish sarà ovunque.

La vera domanda è: dove di preciso?

Redfish è già nella vostra roadmap?

Lasciate i vostri contatti per ricevere una consulenza tecnica da un nostro specialista.

In sintesi

Non si tratta semplicemente di una nuova funzionalità per PLC, ma di un cambiamento profondo nel modo in cui l’infrastruttura dei data center viene monitorata, gestita e controllata.

Se Redfish è destinato a diventare il protocollo del data center moderno, integrarlo direttamente all’interno del controller rappresenta il prossimo passo — logico e inevitabile.

Entro la fine del 2026, Redfish sarà ovunque.

Dichiarazione di responsabilità: I contenuti pubblicati da TIM Global Media, inclusi testi, immagini e video, sono realizzati internamente o forniti dai fornitori/produttori con la loro approvazione. I fornitori/prodottori garantiscono che i loro materiali non violino i diritti di terzi e si impegnano a manlevare e tenere indenne TIM Global Media da qualsiasi reclamo correlato.

Condividi: