Tra segnali di protezionismo e politiche espansive

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Il CSC segnala la ripresa accelerazione del PIL mondiale. Ma restano le incognite, specie per l’Italia

Tra segnali di protezionismo e politiche espansive
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Tra segnali di protezionismo e politiche espansive

Lo scenario globale registra progressi nell’economia e ulteriori turbolenze generate dal fronte politico. Sul quale un po’ di nebbia ha iniziato a diradarsi: si sta chiarendo chi governerà paesi chiave. La vera svolta che si sta materializzando è il ritorno a politiche di bilancio espansive. Il quadro è, però, connotato da tinte protezionistiche che sono molto gettonate alle consultazioni elettorali e che, se tradotte in misure, farebbero salire i costi e ridurre le opportunità di investimento, a scapito delle classi sociali che si vuole tutelare. Nelle presidenziali USA ha vinto la promessa di una forte spinta alla domanda interna, da riservare all’offerta domestica via innalzamento di barriere tariffarie; ed è bastata tale vittoria a innescare reazioni festanti dei mercati; il paradosso è che queste hanno nell’immediato segno restrittivo (aumento dei tassi e rivalutazione del cambio). Tutto ciò accade mentre il PIL mondiale ha riaccelerato in estate e gli indicatori qualitativi mostrano un buon avvio d’autunno. A cominciare dalla locomotiva americana, pronta ad acquistare nuovo slancio ora che si è lasciata alle spalle l’incognita elezioni. Nei principali emergenti, Cina in testa, si registrano più alti ritmi di sviluppo (unico neo: il Brasile). Perfino l’Eurozona, grazie soprattutto agli effetti diretti e indiretti dell’azione della BCE, sfoggia un’inattesa vivacità, con la Germania che dà il la. L’Italia rimane fanalino di coda, nonostante l’incremento di attività messo a segno nel terzo trimestre, cui sta seguendo un’altra frenata nel quarto. L’occupazione in rapido aumento e i maggiori salari reali sostengono il reddito delle famiglie italiane, che rimangono prudenti nella spesa. Gli investimenti rispondono in presa diretta agli incentivi fiscali, come suggerisce il balzo in ottobre degli ordini di beni strumentali, e daranno un forte contributo alla crescita nel prossimo biennio. Rimane l’handicap della contrazione del credito alle imprese, tra le quali sale la quota di quelle cui sono negati i prestiti richiesti: la creditless recovery non può che rimanere lenta e affannosa.

PIL e Produzione in Italia

Dopo il +0,3% messo a segno dal PIL italiano nel 3° trimestre, in linea con la stima CSC, nel 4° gli indicatori disponibili puntano a un nuovo rallentamento (+0,1%). La variazione acquisita per il 2016 è di +0,8%.

L’attività industriale è aumentata dello 0,6% in ottobre (stima CSC), dopo il -0,8% in settembre, portando la variazione acquisita nel 4° trimestre a +0,6%. La componente ordini del PMI manifatturiero (Markit) segnala una decelerazione: l’indice è sceso a 50,4 (-1,1 punti su settembre), per la forte frenata della domanda estera.

Le attese di produzione (ISTAT) sono, invece, stabili (saldo a 9,0, come nel 3°) e anticipano la tenuta del passo nei mesi autunnali. Nei servizi il PMI segnala un’espansione più vivace rispetto a settembre (indice a 51,0 da 50,7), con ordini e occupazione in miglioramento. In settembre l’anticipatore OCSE per l’Italia è diminuito per il nono mese di fila (-0,02% dopo -0,05%) e suggerisce che il recupero del PIL si attenuerà nei prossimi trimestri.

Commercio mondiale ed Export

Dopo il calo nella prima metà dell’anno, il commercio mondiale è risalito in luglio-agosto (+0,4% l’acquisito nel 3° trimestre).

La dinamica nei primi otto mesi del 2016 rimane negativa (-0,1% sul 2015). Prospettive migliori per l’ultimo quarto dell’anno dà la componente ordini esteri del PMI manifatturiero globale (51,0 in ottobre, 50,5 nel 3° trimestre), anche grazie al consolidamento della crescita in USA, Europa e Cina; aumenta, però, il rischio protezionismo. Le esportazioni italiane sono scese dell’1,8% a prezzi costanti in settembre, dopo +3,0% in agosto (-1,1% in valore quelle extra-UE in ottobre); nel 3° trimestre, comunque, sono cresciute dello 0,4%. La variazione acquisita nel 2016 è di +2,2% (+4,2% intra-UE e -0,2% extra-UE). L’espansione è attesa proseguire a ritmi più bassi, secondo il PMI manifatturiero ordini esteri (51,1 a ottobre, minimo in 3 anni e mezzo); migliorano nettamente, invece, i giudizi delle imprese sugli ordini esteri (+5 punti cumulati a settembre-ottobre; ISTAT).

Investimenti

Più favorevole l’andamento degli investimenti in Italia grazie agli incentivi. Nel 3° trimestre, stando agli indicatori congiunturali (in attesa del dato di contabilità nazionale), sono tornati ad aumentare gli acquisti di macchinari (-0,9% nel 2°): la produzione di beni strumentali è cresciuta del 3,3% dopo il -2,0% in primavera. L’andamento piatto della produzione edile nei mesi estivi e la fiducia in moderato miglioramento tra gli operatori del settore riflettono una debole dinamica degli investimenti in costruzioni, che erano aumentati dello 0,3% in primavera. Per il 4° trimestre è prevista un’accelerazione. Il saldo dei giudizi sugli ordini interni dei produttori di beni strumentali, che anticipa la dinamica degli investimenti, in ottobre è salito a -13,0, da -23,3 nel 3° trimestre; gli ordini interni di macchine utensili sono molto saliti nei mesi estivi (+11,0% tendenziale da +5,0% in primavera, UCIMU) e la fiducia nei settori edile e manifatturiero è migliorata in settembre e ottobre. L’incertezza per gli scenari politici rimane, però, alta e tende a far rinviare i progetti d’investimento.

Banche e credito

Prosegue la flessione dei prestiti bancari alle imprese italiane: -0,3% a settembre (-0,2% in agosto, dati destagionalizzati CSC). Nei primi tre trimestri -0,2% in media al mese (-0,1% nel 2015), con un -1,8% da fine 2015. La quota di imprese razionate è risalita a 8,9% a settembre (7,5% a giugno, ISTAT). La scarsità di credito rallenta l’attività economica. Il principale freno al credito rimane l’enorme peso delle sofferenze accumulate nei bilanci bancari a causa della doppia recessione: 142 miliardi di euro a settembre (18,5% dei prestiti alle imprese), picco a 144 a gennaio. Tale peso rende le banche molto avverse al rischio. L’ampio set di misure varate fin dal 2015 (GACS, Fondo Atlante, minori tempi di recupero) ha contribuito a stabilizzare le sofferenze quest’anno, non ancora a ridurle in misura significativa. La propensione a prestare delle banche è ridotta anche dalla debolezza delle loro azioni in Borsa: -58,0% dall’estate 2015; un -10% dei prezzi azionari conduce a un -0,5% annuo dei prestiti (stime Banca d’Italia). L’incertezza su singoli istituti e sul contesto politico blocca gli investitori e penalizza le quotazioni. 

Pubblicato il 19 Dicembre 2016 - (162 views)
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