Il 2018 comincia all’insegna della crescita

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In espansione il commercio globale. Ne approfitta anche l’Italia, che beneficia di una robusta espansione dell’export

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Si conferma la buona partenza dell’economia globale nel 2018, a ritmi più rapidi rispetto a fine 2017. Il commercio mondiale accelera, trainato dal rafforzamento degli investimenti. La crescita è diffusa a tutti i principali paesi. Negli USA è solida l’espansione dell’occupazione e molto positivo l’andamento degli investimenti in costruzioni. Sui mercati finanziari si è materializzato il rischio di turbolenze: da fine gennaio le quotazioni azionarie hanno registrato un netto calo, innescato negli USA dal timore di una stretta monetaria accelerata, all’indomani del dato mensile sui salari, sebbene la dinamica dei prezzi si sia poi confermata stabile. La FED è dunque attesa proseguire lungo il sentiero dei tassi già scontato nello scenario CSC di dicembre, con un rialzo a marzo e un altro entro l’anno. La caduta della Borsa ha contagiato le piazze europee, ma nessuna sorpresa verrà nemmeno dalla BCE, con il tasso ufficiale a zero fino a metà 2019 o oltre. L’Italia beneficia pienamente dell’accelerazione mondiale tramite una robusta espansione dell’export, cresciuto soprattutto nei paesi extra-area, e degli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto, come indicano le valutazioni dei produttori di beni strumentali. Migliorano le prospettive per i consumi. Si rafforzano infatti i bilanci familiari, trainati dal recupero dell’occupazione e dallo slancio delle retribuzioni, dati i rinnovi nel pubblico impiego. Ciò a fronte di un’inflazione ancora bassa e che rimarrà frenata anche nei prossimi mesi sulla scia del calo a febbraio delle quotazioni del petrolio. Nel complesso, a compensazione di una chiusura del 2017 più fiacca del previsto, la dinamica dell’economia italiana nel 1° trimestre potrebbe rivelarsi superiore alle attese, stando anche all’andamento molto positivo degli indicatori qualitativi.

PIL e produzione Italia

Il PIL italiano è aumentato dello 0,3% nel 4° trimestre 2017 (stima preliminare ISTAT) e dell’1,4% annuo, entrambi un decimo di punto sotto le previsioni CSC di dicembre. Il minore acquisito per il 2018 (+0,5%, rispetto a +0,6%) potrebbe essere tuttavia compensato da una dinamica dell’economia nel 1° trimestre superiore alle attese, stando all’andamento molto positivo degli indicatori qualitativi.

Il PMI composito in gennaio è salito a 59,0 (massimo da 139 mesi, da 56,5 in dicembre); segnala un rafforzamento sia nel terziario (57,7, da 55,4), sia, soprattutto, nel manifatturiero (62,8, da 59,6), dove è sostenuto dalla domanda interna (la componente ordini esteri è diminuita). La produzione industriale continuerà dunque a dare un contributo positivo, nonostante la correzione del -0,9% stimata dal CSC in gennaio (dopo il +1,6% in dicembre), che lascia la variazione acquisita nel 1° trimestre a +0,3%.

L’anticipatore OCSE delinea un rafforzamento della crescita italiana nel primo semestre e una stabilizzazione in autunno.

Export e commercio mondiale

L’export italiano è aumentato, a prezzi costanti, dello 0,4% in dicembre su novembre, registrando un robusto +2,7% nel 4° trimestre 2017 sul 3° (stime CSC). Nell’intero anno è salito del 6,3% sul 2016. Le vendite italiane sono cresciute a ritmi sostenuti sia nei paesi Euroarea (+2,0% nel 4° trimestre e +4,9% nel 2017) sia, soprattutto, in quelli extra-area (+3,3% e +7,3%, rispettivamente). A fine 2017 i mercati di destinazione più dinamici sono USA, Polonia e Cina; in espansione tutti i principali comparti (beni di consumo, strumentali e intermedi). Segnali positivi per inizio 2018 vengono dagli indicatori qualitativi sugli ordini manifatturieri esteri in gennaio (PMI Markit e giudizi delle imprese ISTAT).

In prospettiva l’export italiano continuerà a beneficiare dell’accelerazione del commercio mondiale (+2,4% mensile in novembre), trainato dal rafforzamento degli investimenti. In gennaio la componente ordini esteri del PMI manifatturiero globale è salita a 54,1, massimo da febbraio 2011.

Mercato del lavoro

Prosegue il recupero dell’occupazione in Italia, tornata a 23,1 milioni: nonostante un lieve calo in dicembre, il 2017 si chiude con 236mila persone occupate in più rispetto all’ultimo quarto 2016, con un aumento complessivo di circa 950mila unità dal minimo dell’estate 2013. A fronte di un ulteriore calo dell’occupazione autonoma, è cresciuta molto quella dipendente: +1milione e 135mila unità dal minimo, di cui +677mila la componente a termine e +458mila quella a tempo indeterminato. A quest’ultima, ferma nel 2017, darà slancio il riavvio degli sgravi contributivi da gennaio 2018.

Il tasso di disoccupazione scende al 10,9% a fine 2017, dall’11,8% di un anno prima: ciò grazie agli ampi guadagni occupazionali, data una forza lavoro piatta.

La dinamica del monte salari rimane ben al di sopra dell’inflazione anche a inizio 2018. È trainata dal recupero dell’occupazione e dallo slancio delle retribuzioni, derivante dai rinnovi contrattuali nel pubblico impiego, con arretrati e aumenti in busta paga già nel 1° trimestre per oltre due milioni di lavoratori. Ciò sostiene i bilanci delle famiglie e migliora le prospettive per i consumi.

Consumi e investimenti

La fiducia dei consumatori in Italia è in lieve flessione a gennaio (-1,0 punti, a 115,5), ma rimane su livelli elevati e con più favorevoli valutazioni sui bilanci familiari. Il saldo dei giudizi sugli ordini interni dei produttori di beni di consumo è rimasto quasi piatto, sui valori pre-crisi (-8,3, da -8,1 nel 4° trimestre). Tuttavia, altri indicatori segnalano debolezza dei consumi a inizio anno: le immatricolazioni di auto sono calate dell’1,5% in gennaio e l’acquisito per il 1° trimestre è di -1,4% (-2,4% nel 4°); l’ICC (Confcommercio) è sceso dello 0,1% (-0,2% nel 4° 2017).

Gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto, sostenuti dagli incentivi, si confermano motore principale della domanda interna tra fine 2017 e inizio 2018 (dopo il +5,4% nel 3° 2017). In gennaio sono migliorate ancora le valutazioni dei produttori di beni strumentali: il saldo dei giudizi sugli ordini interni è salito a -1,5 (da -3,1 nel 4° trimestre); frenano parzialmente le attese (ISTAT). A fine 2017 si conferma la lieve ripresa degli investimenti in costruzioni (dopo il +0,3% nel 3°), in linea con il +0,7% della produzione (+1,5% il trascinamento al 1° 2018); la risalita a gennaio di fiducia degli imprenditori edili (+2,1 punti) e giudizi sull’attività corrente indica che un recupero è in corso.

Prezzi e materie prime

L’inflazione in Italia ha registrato un’ulteriore riduzione a gennaio: +0,8% annuo, da +0,9% a dicembre (+1,2% in a-gosto), allontanandosi ancor più dall’obiettivo BCE (+2,0%). In particolare la misura core resta su valori estremamente ridotti (+0,4%), con i prezzi dei servizi che crescono dello 0,6%, mentre quelli industriali sono fermi in termini annui. Hanno frenato di poco a gennaio sia i prezzi al consumo dell’energia (+3,9%, da 4,1%), sia quelli alimentari (+1,4%, da +1,5%), continuando comunque a tenere la dinamica dell’indice generale sopra quella core.

La quotazione del petrolio Brent è calata a febbraio, dopo il trend rialzista degli ultimi mesi (65,3 dollari al barile, da un massimo giornaliero di 70,8 a gennaio) e sta tornando verso il valore obiettivo dell’OPEC (60 dollari). La flessione, sulla scia del record produttivo USA (10,3 mbg) e di vendite sui mercati finanziari, determinerà una frenata dei prezzi al consumo in Italia e in altri paesi importatori. Le materie prime non-oil, invece, rincarano a febbraio (+1,6% mensile, indice Economist), trainate da alimentari (+2,1%) e metalli (+1,8%), mentre calano i prezzi agricoli non-food (-1,1%).

Borse, cambi e rendimenti sovrani

Da fine gennaio le quotazioni azionarie hanno registrato un netto calo, seguito da un parziale recupero. Il ribasso è stato innescato negli USA dal timore di una stretta FED accelerata, all’indomani del dato mensile sui salari, sebbene l’inflazione si sia poi confermata stabile (+2,1% a gennaio, +1,8% la core). La Borsa americana ha ceduto il 5,5%, dopo il rally durato per tutto il 2017 che l’aveva condotta ai massimi storici. Contagiate le piazze europee (-5,3% in Italia, -6,4% in Germania, dai rispettivi massimi). La Borsa italiana è così tornata sotto i picchi del 2015 (-3,0%), mentre quella americana resta su livelli molto più elevati (+27,5%).

Sui mercati finanziari si è registrata di pari passo una risalita dei rendimenti sovrani. Il Treasury decennale americano ha continuato ad aumentare: 2,88% a febbraio (da 2,41% a inizio anno). Il BTP decennale italiano è arrivato al 2,06% (da 1,89% a gennaio) e il Bund a 0,73% (da 0,56%); lo spread BTP-Bund resta contenuto (133 punti, da 133).

L’euro resta forte sul dollaro, posizionandosi a quota 1,23, dopo aver toccato un massimo di 1,25 a inizio febbraio.

Banche centrali e credito

Nessuna decisione della FED è in calendario a febbraio. Dopo il ritocco di dicembre, per la prossima riunione del 21 marzo è atteso un rialzo del tasso a 1,50-1,75% (la probabilità è del 77%, stime CME), seguito da un’altra mossa entro l’anno, come già scontato nello scenario CSC di dicembre.

La prossima riunione BCE sarà l’8 marzo, data per la quale non sono attese nuove mosse. Gli acquisti di titoli (QE) sono in programma fino a settembre (30 miliardi al mese) e nei mesi estivi potrebbero essere prolungati ancora di qualche mese, mentre il tasso ufficiale resterà a zero (e -0,40% sui depositi) almeno fino a metà 2019.

I prestiti alle imprese italiane sono aumentati di appena lo 0,2% a dicembre (da +0,4% in novembre; dati corretti per cartolarizzazioni e altre cessioni di crediti). Continua a mancare, dunque, il sostegno del credito all’espansione dell’economia. Buone notizie, in prospettiva, vengono però dalle sofferenze bancarie che diminuiscono (117 miliardi di euro a dicembre, da 121) e dal costo del credito che resta stabile ai minimi (1,50% in media sui nuovi prestiti).

Eurozona

L’economia dell’Eurozona continua a crescere a ritmi sostenuti. L’indice PMI Markit composito (sintesi della dinamica di manifatturiero e terziario) segnala un’accelerazione dell’attività: 58,2 in media a gennaio-febbraio, da 57,2 nel 4° trimestre 2017. L’ESI, indice di sentiment economico della Commissione europea, a gennaio è ai massimi dal 2000, grazie al miglioramento tra i consumatori (+1,5 il saldo delle risposte rispetto al 4° trimestre, seguito da una flessione a febbraio su livelli ancora elevati) e per le imprese delle costruzioni (+2,8) e dell’industria (+0,5). Quest’ultimo settore è spinto da migliori giudizi sugli ordini (+1,4 punti) e attese più rosee sulla produzione (+0,4).

Il livello dell’indice ESI è superiore a quello registrato in media nel 4° trimestre 2017 (114,7 da 114,3) ed è coerente con un ritmo di crescita del PIL intorno allo 0,6-0,8% (dopo il +0,6% nel 4° trimestre).

Il tasso di disoccupazione nell’Area è rimasto fermo all’8,7% a dicembre, ma la spinta alla dinamica salariale innescata dai rinnovi in Germania sosterrà i consumi.

 

Fonte CSC – Centro Studi Confindustria

Pubblicato il 13 Aprile 2018 - (6987 views)
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