L’analisi sul mercato della Distribuzione Industriale

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Successo per la giornata dedicata al primo studio sul settore effettuato in Italia da CSC Confindustria su incarico di FNDI

L’analisi sul mercato della Distribuzione Industriale
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L’analisi sul mercato della Distribuzione Industriale

Si è tenuta lo scorso 29 ottobre, presso l’Hotel Rizzi di Castel San Giovanni (PC) la giornata, organizzata da FNDI, dedicata ai risultati della prima analisi economica mai effettuata sull’andamento del mercato della Distribuzione Industriale in Italia.

L’analisi è stata esposta, in esclusiva assoluta per gli Associati FNDI, da Francesca Sica, Economista del Centro Studi Confindustria, ed è il frutto di uno studio effettuato su tutto il territorio nazionale dagli esperti del CSC.

Inoltre, a corredo dell’incontro, gli Associati hanno avuto la possibilità di effettuare un’esclusiva visita guidata presso il vicino Centro di Distribuzione Amazon, principale centro distributivo italiano del colosso creato da Jeff Bezos e punto di riferimento assoluto per la logistica finalizzata all’e-commerce in Italia.

Qui di seguito, un sunto dell’analisi. La versione integrale è disponibile contattando comunicazione@fndi.it

Alessandro Ariu

 

I messaggi chiave dell’analisi

Lo studio condotto dal Centro Studi Confindustria su esplicito incarico dell’FNDI si era prefissato come obiettivo prioritario quello di fornire un quadro esaustivo del settore, non essendovi alcun precedente in materia, almeno nel panorama italiano. I risultati presentati lo scorso 29 ottobre hanno evidenziato, da un lato, l’originalità dell’approccio di analisi e, dall’altro, la ricchezza del contenuto informativo sia spaziale sia temporale. Il punto di partenza della ricerca è stato individuare il perimetro di interesse all’interno del commercio all’ingrosso (codice Ateco 46), per poi articolare l’analisi su tre distinti livelli:

 

  • livello censuario: per inquadrare il settore nella sua interezza e fornire il livello degli indicatori chiave di struttura e di performance economica, cui rapportare tutti i risultati campionari. La fonte di questi dati è l’ISTAT-ASIA l’Archivio Statistico delle Imprese Attive che aggiorna annualmente il censimento;
  • livello campionario su un sottoinsieme di imprese del settore non associate etichettate come “bacino potenziale”, le cui ragioni sociali fornite da FNDI sono state abbinate con quelle contenute in AIDA (Analisi Informatizzata Aziende Italiane) una banca dati dei bilanci di tutte società di capitali (in media meno del 60% del totale settoriale).
  • livello campionario composto dalla totalità delle imprese associate a FNDI, che rappresenta l’universo in senso statistico, i cui dati sono stati estratti anch’essi da AIDA.

L’elemento che accomuna i due campioni delle associate e del bacino potenziale è rappresentato dall’esercizio di attività multiple che coprono settori che spaziano dalla manifattura (Ateco 28: macchinari e apparecchiature n.c.a., 25: prodotti in metallo, 22: articoli in gomma e materie plastiche) alla distribuzione all’ingrosso (465: di apparecchiature ict; 466: di altri macchinari, attrezzature e forniture; 467: specializzato di altri prodotti; 469: non specializzato). L’approccio metodologico applicato è di tipo top-down per cui si è partiti dal livello più generale riferito all’intera popolazione di oltre 78 mila imprese operanti nella divisione 46 che insieme occupano 397 mila addetti, per poi passare al particolare costituito dai campioni di imprese.

La misurazione degli indicatori di efficienza, oltre alla valenza conoscitiva intrinseca, rileva per via degli spillover sui settori “clienti” destinatari del servizio e/o del prodotto. Infatti, il comparto della distribuzione industriale all’ingrosso ricade nei servizi alle imprese (i cosiddetti servizi business related) e all’interno di questi in quelli “di rete” insieme ai trasporti e magazzinaggio, servizi finanziari e assicurativi, fornitura di energia elettrica gas, aria. I risultati ottenuti ci dicono che i livelli di efficienza nella produzione del servizio sono elevati (84 mila euro annuali prodotti da ogni lavoratore) rispetto ai corrispondenti valori riferiti all’universo (59 mila) ma sono associati a livelli di costo del lavoro altrettanto elevati, 52 mila, ben al di sopra dei valori rilevati da ISTAT (37 mila). Inoltre dal calcolo algebrico del rapporto tra i due indicatori, produttività del lavoro divisa per il rispettivo monte salari e stipendi, ne risulta una competitivtà di costo delle imprese associate più bassa 164 rispetto al dato medio nazionale (185).

Il confronto internazionale e locale

Dal confronto internazionale è emersa la superiorità dell’Italia in termini di numerosità di imprese operanti in tutti i comparti del perimetro di interesse, sebbene il trend sia decrescente indicando una sorta di pulizia del mercato con l’espulsione delle imprese marginali il cui fatturato non è ancora riuscito a recuperare i livelli pre-crisi. Infine, l’indagine ideata e condotta da FNDI durante l’estate arricchisce e aggiorna il quadro delle imprese associate. Dall’elaborazione delle risposte effettuata dal CSC, emerge che la proprietà dell’azienda è prevalentemente a carattere familiare (4 imprese associate su 5) e la quota societaria posseduta è uguale o superiore all’80% per oltre un’impresa familiare ogni due. Con riferimento alla distribuzione per età delle risorse umane, tra i dipendenti solo uno su 10 ha più di 56 anni e l’addensamento maggiore si registra nella classe di età 46-55 anni, mentre tra gli amministratori è oltre uno su due ad avere almeno 56 anni. Nei primi nove mesi dell’anno il 78% delle imprese associate dichiara di aver effettuato investimenti destinati prevalentemente alla logistica e all’Information Technology, con un’incidenza media sul fatturato del 2%, quasi il doppio di quella rilevata da Istat sull’”universo”. Da segnalare la formazione continua realizzata da oltre quattro imprese su cinque, destinata prevalentemente agli addetti all’area commerciale.

La molteplicità di aspetti coperti dallo studio meriterebbe analisi tematiche da dedicare in futuro all’approfondimento di poche dimensioni da selezionare in maniera mirata per evidenziare i punti di debolezza e formulare proposte di politica industriale volte al rilancio della competitività del settore anche attraverso incentivi agli investimenti 4.0.

 

Francesca Sica, Economista Centro Studi Confindustria

Pubblicato il 5 Dicembre 2019 - (423 views)
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